«Momento difficile, ma restiamo in città»

L’appello di Sfoglia, storico negoziante e vice presidente di Confcommercio rimasto senza casa
TERAMO. Le vite raccontano prima ancora delle parole. E insegnano. Quando Dario Sfoglia, storico negoziante teramano, da anni vice presidente della Confcommercio, parla della sua casa inagibile, di quei 42 giorni trascorsi andando avanti e indietro sulla costa per dormire, del suo voler essere tornato a vivere a Teramo, coraggio e passione diventano il collante delle parole. «A questa città voglio profondamente bene», dice, «e oggi più che mai sento il legame. Il momento non è facile per noi cittadini, per noi commercianti. Ma dobbiamo essere uniti per la nostra città. Non possiamo e non dobbiamo abbandonarla. Penso ai terremotati di Amatrice, di Norcia, a tutti quelli che rimangono nelle loro terre drammaticamente più colpite della nostra con morti e macerie. Credo che la loro reazione debba essere un monito per noi che dobbiamo continuare a vivere nella nostra città».
E Sfoglia lancia un appello a tutti «a cominciare da noi negozianti» dice. Si rivolge ai teramani «affinchè i regali di Natale, dal più piccolo al più grande, si comprino nella nostra città. Perchè sarebbe un primo importante passo, un segnale per tutti. Certo è evidente che da soli non possiamo farcela, che servono aiuti dalle istituzioni, dalla politica, da tutti. Ma il primo aiuto deve arrivare da noi teramani, da noi che abbiamo a cuore questa città e che in questa città viviamo. A Teramo, fortunatamente, il terremoto non ha fatto vittime, ma con il passare del tempo i danni si rivelano sempre più ingenti. Centinaia le famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni e decine i commercianti che hanno le attività inagibili e che quindi devono ricominciare». Ma Sfoglia, che sulla propria pelle vive la condizione di una casa inagibile, di una cosa è profondamente convinto: «Da cittadino e da commerciante credo che tutti insieme riusciremo a non far morire la nostra città. Oggi siamo sull’orlo di un baratro: possiamo precipitare ma possiamo anche tirarci indietro e ripartire. Non è semplice, ma questa scommessa noi teramani la dobbiamo vincere».(d.p.)
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