Montagna, un’app sul telefonino può salvare la vita

Il Soccorso alpino: è il sistema di localizzazione Georesq I consigli dopo l’ultima tragedia: attrezzati e mai da soli
TERAMO. La morte del turista svizzero a Monte Piselli, lunedì pomeriggio, impone una riflessione. E’ possibile morire d’infarto in montagna perchè i telefoni cellulari non hanno campo? E ancora: al di là di coincidenze sfortunate quali sono le precauzioni da adottare per fare escursioni il più possibile sicure in montagna?
«Di solito i telefonini hanno campo, e se il proprio gestore non ha copertura di rete, le chiamate ai numeri di emergenza funzionano comunque perchè vengono deviate sulle reti di altri gestori», spiega Gino Perini, responsabile del Soccorso alpino di Teramo, «noi in esercitazione abbiamo provato e funzionava, ma è indubbio che ci siano posti particolari in cui non c’è proprio segnale». Al Soccorso alpino stimano che la provincia di Teramo abbia una copertura telefonica per oltre il 90%. Dai siti delle compagnie telefoniche, infatti, risulta una copertura praticamente totale, ma queste probabilmente fanno riferimento ai centri abitati e non alle zone più o meno impervie della montagna. Nel caso del turista svizzero, il malore è avvenuto in località “Le tre casciare”, una zona infossata: le peggiori per la ricezione dei segnali.
Ma da quest’anno c’è anche una precauzione in più che può salvare la vita. Probabilmente nel caso del turista svizzero non avrebbe fatto la differenza, ma c’è una app sul telefonino che può inviare segnali di soccorso e tracciare il percorso che l’escursionista ha fatto, utile soprattutto in caso di dispersi. « Da quest'anno», spiega Perini, «è stato istituito sistema Georesq. E’ un servizio di geolocalizzazione e d’inoltro delle richieste di soccorso, gestito dal Soccorso Alpino e dal Cai: consente di determinare la propria posizione geografica, di effettuare il tracciamento in tempo reale delle proprie escursioni, garantisce l’archiviazione dei propri percorsi e in caso di necessità l’inoltro delle richieste di soccorso attraverso la centrale operativa Georesq». Certo, anche in questo caso il cellulare deve disporre di una linea, ma i soccorritori possono capire la zona dov’è l’escursionista disperso ricostruendo il tragitto che ha fatto prima che entrasse nella zona d’ombra in cui i cellulari sono fuori uso. Il consiglio è dunque di «dotarsi dei presidi tecnologici avanzati e comunque calbrare la gita sulle possibilità individuali. Se proprio si vuole andare soli, si scelga un percorso semplice», conclude Perini.
Quest’ultimo aspetto è determinante. «La montagna», aggiunge Guido Zecchini del Soccorso alpino, «non andrebbe affrontata da soli: ci si può sentire male e non poter chiedere aiuto. Non solo perchè non c'è copertura di rete, ma anche perchè non si potrebbe essere in grado di usare il cellulare. E' il compagno, allora, che cerca il soccorso o trova una zona con copertura. Basilare inoltre è non esagerare rispetto alle proprie conoscenze tecniche, alla conoscenza del territorio e alle capacità fisiche. E’ bene consultare le cartografie, il collegio delle guide o il Soccorso alpino, che fa anche prevenzione: insomma, chiedere informazioni e quali attrezzature sono necessarie. E poi è più sicuro farsi accompagnare, se si tratta di escursionismo, da accompagnatori di media montagna o, se si tratta di alpinismo, dalle guide alpine».
Carta, bussola e altimetro sono tre strumenti economici indispensabili per chi va in montagna. Se poi lo si sa usare, importante anche il Gps con le cartografie, aggiunge Zecchini. Se è inverno e si va in zone che superano il 25% di pendenza è obbligatorio portarsi dietro anche pala, sonda e Artva, in caso di valanghe. Senza dimenticare l’abbigliamento idoneo a seconda itinerario e del clima della stagione.
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