Morì nello scontro tra due auto Nuovo processo dopo otto anni

Pineto, la Cassazione accoglie il ricorso dell’uomo condannato in Appello per l’omicidio colposo di una guardia giurata di Atri. Per i giudici della suprema corte «le motivazioni sono carenti»
PINETO. Dopo otto anni di udienze, ricorsi e controricorsi ci sarà un nuovo processo per la morte della guardia giurata Sandro Matricciani, il 29enne di Atri – padre di tre figli piccoli – che il 20 luglio del 2008 perse la vita nello schianto tra la sua Panda e una Y10 sulla statale 16 a Pineto.
Così ha stabilito la Cassazione nell’accogliere il ricorso presentato dall’avvocato Ernesto Picciuto, difensore di Roberto Ferri, il 27enne di Silvi che quella sera era alla guida della Y10, e nel rinviare gli atti alla corte d’appello di Perugia. Nel 2013 l’allora sezione distaccata del tribunale di Atri aveva assolto Ferri all'accusa di omicidio colposo con la formula del fatto non sussiste. La pubblica accusa aveva fatto ricorso in appello e il 29 ottobre del 2014 i giudici di secondo grado avevano dichiarato Ferri colpevole condannandolo a nove mesi. La Suprema corte, nell’accogliere il ricorso dell’avvocato Picciuto, scrive che nella sentenza d’Appello «c’è stato un reale vizio della motivazione che coniuga dati tra loro dissonanti senza indicare il percorso logico attraverso il quale ha ritenuto sciolte le contraddizioni». Il tema centrale resta la visibilità del veicolo della vittima al momento dello scontro. Scrivono a questo proposito i giudici della Cassazione: «Si potrebbe dedurre che la corte d’appello ha ritenuto che la Panda fosse visibile al Ferri ma che questi non l’avesse scorta a causa della velocità mantenuta. Ma tale conclusione non è in alcun modo giustificata dal giudice territoriale. Manca nella sentenza impugnata qualsiasi riferimento all’accertamento della evitabilità della collisione qualora la condotta dell’imputato fosse stata osservante delle regole cautelari. Nel caso che occupa la causalità della condotta non pone particolari problemi; è del tutto evidente che a cagionare la morte di Matricciani furono le lesioni procurate dalla collisione tra i veicoli, uno dei quali condotto dal Ferri. Ma trattandosi di condotta colposa va anche accertata la cosiddetta causalità della colpa ed in specie la valenza impeditiva del comportamento osservante».
Spiega la Suprema Corte: «Con ogni evidenza il tema è stato ritenuto dalla corte d’appello risolto da quello della visibilità della Panda da parte del Ferri, così incorrendo nella violazione del principio, costantemente ribadito da questa corte, per il quale, in temi di reati colposi, l’addebito soggettivo dell’evento consegue alla dimostrazione che la condotta lecita avrebbe impedito la verificazione dell’evento; e ciò sia quando il comportamento diligente avrebbe certamente evitato il suo verificarsi, sia nell’ipotesi in cui una condotta alternativa corretta avrebbe dovuto significare probabilità di determinare un evento lesivo meno grave. Si staglia, qui, una palese carenza motivazionale».(d.p.)
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