Morelli: dietro il cane ucciso non ci sono i cacciatori

TERAMO. Il presidente regionale di Federcaccia, la principale associazione venatoria, è il teramano Ermano Morelli. Il giorno dopo il vergognoso gesto intimidatorio subito da un agricoltore di...
TERAMO. Il presidente regionale di Federcaccia, la principale associazione venatoria, è il teramano Ermano Morelli. Il giorno dopo il vergognoso gesto intimidatorio subito da un agricoltore di Castelli che gestisce una gabbia di cattura dei cinghiali per conto del Parco Gran Sasso-Laga, a cui ignoti hanno ucciso il cane con un colpo di arma di fuoco e ne hanno appeso la carcassa al cancello di casa, il Centro lo ha sentito in rappresentanza di un mondo, quello dei cacciatori, finito subito al centro dei sospetti nell’inchiesta condotta da carabinieri e Forestale.
Morelli innanzitutto condanna il gesto («è da incivili»), poi invita a riflettere su altri possibili scenari. «E' facile fare il collegamento con i cacciatori», dice, «ma piano ad attribuire responsabilità. Intanto che un cacciatore possa uccidere un cane così non ci credo, anche se i barbari stanno in tutte le categorie. E poi, ragioniamo: potrebbe essere stata la ritorsione da parte di un altro agricoltore che non ha avuto la gabbia dal Parco. Con le gabbie di cattura scendono meno cinghiali? Non scherziamo, a Castelli ne circolano fin troppi. Quanto al mercato nero della carne di cinghiale, se ne aveva sentore fino a qualche anno fa ma oggi di carne di cinghiale ne trovi quanta ne vuoi e, se la cacci regolarmente, puoi rivenderla dopo averla fatta certificare dalla Asl. In periodo di caccia aperta, come ora, non ha senso rischiare sanzioni severe».
Sul piano di contenimento dei cinghiali avviato dal Parco con le gabbie Morelli è caustico: «C'è un piano? Non ne sapevamo niente. Chiamiamolo piano, vabbè... è dieci anni che ci provano. Mi chiedo: ma come le fanno queste assegnazioni? Ed è legale tutto ciò? Tu Parco spendi decine di migliaia di euro pubblici per comprare e mettere quella gabbia e poi la dai a tizio, che si prende i cinghiali pubblici e se li rivende. Mah!»
Di sicuro per Morelli con le gabbie di cattura «il problema del sovrannumero non si risolve. E poi», si chiede, «sono vendibili le carni di quei cinghiali? Quegli animali dentro le gabbie si riducono malissimo, soffrono terribilmente e la loro carne non è un granché».
Il presidente di Federcaccia avverte: «Il cinghiale può diventare una tragedia. In Toscana ne devono abbattere 100mila, c'è il rischio che scoppi la peste suina. Attenti, anche i caprioli da un po' di tempo stanno andando in sovrannumero e ci saranno ulteriori danni per l'agricoltura. C'è la necessità, non per la caccia ma per tutta la filiera agricolo-boschiva, di controllare la selvaggina, che è quello che impone la legge del '92. Come? Bisognerebbe fare gli abbattimenti anche in zona Parco, se mi escludi i 100mila ettari di quella fascia non ha senso. Tutte le istituzioni e organizzazioni dovrebbero mettersi insieme e fare un piano, è la strada migliore per non portare la nostra regione al disastro. Apprezzo molto», conclude Morelli, «quello che ha detto Diaconale a commento dell’episodio di Castelli, e cioè che è necessario dialogare ed evitare conflitti. Siamo pronti».(d.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

