Morsi ai genitori Ultrà teramano patteggia 20 mesi
Rinviato a giudizio un giovane accusato di aver picchiato la ex compagna che aveva in braccio il figlio piccolo
TERAMO. Quando una mamma e un papà arrivano a denunciare un figlio è evidente che ormai da tempo ogni limite sia stato superato. Come dimostra il lungo elenco di maltrattamenti ripetuti nel tempo tra pugni, morsi, spintoni e calci, per cui ieri mattina un quarantenne ha patteggiato un anno ed otto mesi davanti al gup Domenico Canosa.
Lui è un ultrà 40enne del Teramo calcio finito agli arresti domiciliari e ieri, in seguito alla sentenza di patteggiamento con pena sospesa, è stato scarcerato. I fatti contestati vanno dal 2017 al 2018 «con abitualità» si legge nel capo d’imputazione.
Secondo l’accusa in più occasioni l’uomo avrebbe maltrattato i genitori con «calci, pugni morsi e strattonamenti costringendo spesso i genitori a rifugiarsi dai vicini di casa».
L’uomo, assistito dagli avvocati Nello Di Sabatino e Alberto Covelli, è accusato di aver in più occasioni «preso la mamma a morsi in testa e ad un braccio» mandandola in ospedale. Nel lungo elenco di reati contestati al quarantenne anche quello di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. In particolare avrebbe aggredito un poliziotto intervenuto nell’abitazione dei familiari dopo la richiesta d’aiuto dei genitori.
Ma ormai i maltrattamenti, soprattutto quello nei confronti di ex compagne, sono tra i reati più frequenti che approdano nelle aule di tribunale. Di questo dovrà rispondere un altro teramano, un uomo di 30 anni, accusato di aver picchiato la ex compagna quando quest’ultima aveva in braccio la figlioletta di pochi anni e ieri mattina rinviato a giudizio sempre dal gup Canosa al termine dell’udienza preliminare. L’uomo è accusato di averla presa violentemente a schiaffi. E non solo. Secondo l’accusa, infatti, l’uomo avrebbe perseguitato la donna dopo la fine della relazione. Lo avrebbe fatto con sms continui, tra cui alcuni di minacce, seguendola sul posto di lavoro, nelle uscite con gli amici, davanti all’asilo della bambina, pedinandola sotto casa e facendosi trovare nei luoghi abitualmente frequentati da lei.
Un copione, insomma, che si ripete e che, nonostante le nuove normative che hanno notevolmente inasprito le condanne (basti pensare all’introduzione del reato di stalking) non accenna a mutare. Lo dimostrano i tanti processi che quotidianamente si svolgono e che, il più delle volte, si concludono con delle condanne.
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