Morte della piccola Sara, pediatra assolta

21 Ottobre 2017

Dopo otto anni la Corte d’appello scagiona il medico che la soccorse in ospedale: nessuna negligenza

TORTORETO. Ci sono il papà e la mamma di una bambina morta a tre anni, c’è una pediatra Mariangela Ferrari condannata in primo grado ad un anno e sei mesi e assolta in appello perchè il fatto non sussiste. In mezzo otto anni di aule di tribunali, di consulenze e perizie, di accuse. Con una sola disperata certezza di papà Dovilio: «Sara non torna più e per lei nessuna giustizia». Sara è Sara Rapini, una cascata di riccioli biondi, che il 27 dicembre del 2009 morì all’ospedale di Ancona dopo una disperata corsa in ambulanza da quello di Sant’Omero. L’inchiesta scattò dopo la denuncia dei familiari e, nel processo di primo grado, la superperizia disposta dal tribunale, e affidata all’anatomopatologo Vittorio Fineschi e Nicola Pirozzi (del servizio di anestesia e rianimazione dell’ospedale Bambin Gesù di Roma) rimise tutto in discussione. A cominciare dalla consulenza portata in aula dalla pubblica accusa secondo cui la piccola sarebbe morta per leucemia. «Nessuna leucemia», scrissero Fineschi e Pirozzi, «viene esclusa dall’esame del midollo osseo. La bambina morì disidratata perchè non venne fatta nessuna terapia». Ma in Appello i giudici hanno affidato una nuova perizia il cui risultato ha sconfessato quella di primo grado: nessuna negligenza da parte del medico assistito dall’avvocato Marco Femminella. Medico che, tra l’altro, è lo stesso condannato in primo grado e assolto in appello per il caso di Maria Teresa Nallira, la bambina di Montorio morta a sei anni a causa di una leucemia diagnosticata in ritardo. Caso che ora è in Cassazione. Non farà ricorso alla Suprema Corte l’avvocato Andrea Colletti che assiste la famiglia Rapini. «Ma», dice, «stiamo valutando la possibilità di presentare un esposto alla Procura sul contenuto della perizia».(d.p.)
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