Teramo

Morte di Ciarelli, non indagato il carabiniere. “Così si tutelano tutte le forze dell’ordine”

8 Luglio 2026

Caso di Massimo Ciarelli in fuga dai carabinieri e schiantatosi contro la pattuglia in servizio. Il sindacato dell’Arma interviene dopo la decisione di non indagare il militare alla guida dell’auto

TERAMO. «Il nuovo modello 45 bis è un passo avanti per la tutela dei carabinieri e delle forze dell’ordine e la prima applicazione della Procura di Teramo apre una nuova stagione di equilibrio tra accertamento della verità e tutela delle donne e degli uomini dell’Arma impegnati quotidianamente in attività operative ad alto rischio»: così il Coordinamento sindacale carabinieri dopo l’inchiesta aperta dalla Procura (pm titolare del caso Elisabetta Labanti) sulla morte di Massimo Ciarelli, il 43enne pescarese deceduto in sella al suo scooter finito contro una pattuglia dell’Arma dopo che l’uomo non si era fermato all’alt dei carabinieri. Il nome del militare alla guida della vettura non è stato iscritto nel registro degli indagati, ma annotato nel nuovo registro previsto quando appare evidente la possibile sussistenza di una causa di giustificazione legata all'adempimento del dovere. Un registro che consente l’apertura del fascicolo con la notizia di reato, in questo caso l’omicidio stradale, e permette alla persona iscritta di nominare consulenti in presenza di esami irripetibili come una autopsia o una consulenza.

«È una scelta che restituisce equilibrio e serenità a chi ogni giorno opera per garantire la sicurezza dei cittadini», dichiara il segretario generale del sindacato Csc Paolo Di Pietro, «essere sottoposti ai necessari accertamenti è doveroso, ma è altrettanto giusto evitare che un carabiniere venga automaticamente etichettato come indagato quando ha agito nell'esercizio delle proprie funzioni e in presenza di evidenti cause di giustificazione». Per il sindacato «questa rappresenta una riforma di civiltà giuridica che tutela la dignità professionale delle forze dell’ordine, senza sottrarli al controllo della magistratura». Così conclude Di Pietro: «Chi interviene in situazioni di emergenza prende decisioni in pochi istanti, spesso mettendo a rischio la propria incolumità. La tutela della presunzione di correttezza dell'operato, fino a quando gli accertamenti non dimostrino il contrario, è una garanzia per gli operatori e per lo Stato stesso».