Morto in ospedale, appello dei familiari

24 Maggio 2023

Il caso del 68enne Auricchiella deceduto dopo un esame. Il figlio chef: «È passato un anno e non sappiamo ancora perché»

TERAMO. Le inchieste scandiscono tragedie che con il tempo possono solo diventare più dolorose. Soprattutto perché i tempi dei fascicoli giudiziari non sono mai quelli della vita reale. E le storie che si portano dietro sono lì a raccontarlo.
Francesco Auricchiella, noto chef teramano con un ristorante a Roseto, è l’unico figlio di Carlo, 68 anni, conosciuto amministratore di condominio, deceduto a maggio dell’anno scorso all’ospedale di Teramo a causa di un attacco cardiocircolatorio insorto dopo aver fatto l’esame della colonscopia. Sul caso è in corso un’inchiesta della Procura e ci sono due medici indagati per omicidio colposo. «Sabato sarà trascorso un anno dalla morte di papà», dice, «e noi familiari non sappiamo ancora perché lui non c’è più».
La consulenza dell’autopsia, disposta all’epoca dalla Procura, è stata rimessa all’autorità giudiziaria. Al contenuto e alla ricostruzione di questa consulenza medica si oppone quella fatta fare dai familiari.
Un dolore straziato e riservato il loro, nessuna invettiva, il più totale rispetto per il lavoro di chi indaga, ma anche la necessità di poter avere delle risposte. «Mio padre era una persona che faceva molti controlli medici», aggiunge Francesco, «conosceva il valore della prevenzione e quindi si controllava. Poi soffriva di diverticoli e quindi faceva spesso l’esame della colonscopia. L’aveva già fatta tante altre volte. Io e mia madre sappiamo solo che quella mattina è uscito di casa e non è più tornato». L’inchiesta, aperta dalla Procura dopo l’esposto presentato dai familiari, ha visto come primo atto l’acquisizione delle cartelle cliniche e l’autopsia. Esame fondamentale per capire se ci sia sato un collegamento di causa effetto tra l’esame e il successivo attacco cardiocircolatorio o sei i due eventi non siano collegati. Nel fascicolo degli indagati ci sono due medici accusati di omicidio colposo: per loro è stato un atto dovuto da parte dell’autorità giudiziaria in presenza di un esame irripetibile come quello dell'autopsia, un atto necessario per consentire a tutti di nominare dei propri consulenti per partecipare all'esame autoptico.
«Noi abbiamo il massimo rispetto per chi indaga», conclude Francesco Auricchiella, «ma dopo un anno dalla morte di mio padre vorremmo almeno sapere che cosa è successo, se poteva essere evitato e se mio padre poteva essere salvato». La famiglia è assistita dall’avvocato Magda Di Taranto.(d.p.)
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