Morto in ospedale per infezione: la Procura chiede super perizia

12 Aprile 2024

Incidente probatorio dopo una prima consulenza, dieci i medici indagati per omicidio colposo L’uomo, ex dipendente della Team, deceduto dopo alcuni interventi chirurgici e un lungo ricovero  

TERAMO. Dovrà essere una super perizia, con la formula dell’incidente probatorio e quindi alla presenza di consulenti nominati da tutte le parti, a fare chiarezza sulle cause della morte del 66enne teramano Fernando D’Ostilio, deceduto il 30 maggio dell’anno scorso all’ospedale Mazzini dove era ricoverato da oltre un mese. Per quella morte, che secondo il responso dell’autopsia è stata provocata da un’infezione insorta dopo alcuni interventi chirurgici, sono indagati dieci medici.
La richiesta di incidente probatorio fatta al gip è del pm Monia Di Marco ed è stata depositata dopo che nei giorni scorsi è rientrata la consulenza disposta all’epoca dell’autopsia e quindi in quanto accertamento irripetibile alla presenza di consulenti nominati dagli indagati e dai familiari dell’uomo. Secondo questa consulenza non ci sarebbero state responsabilità mediche. Così a questo proposito si legge nell’atto: «La non attribuibilità del decesso del D’Ostilio a condotta colposa penalmente perseguibile dei sanitari che ebbero ad assisterlo; non emergono condotte omissive ovvero ritardi, sia diagnostici che terapeutici, che possano essere incastonati nel processo deterministico del decesso di D’Ostilio». Di diverso avviso quella depositata dal consulente delle parti offese (i familiari delle vittime) secondo cui, invece, ci sarebbero state delle condotte colpose. Conclusioni diverse e contrastanti: da qui la richiesta di un nuovo accertamento medico-legale su cui nei prossimi giorni dovrà pronunciarsi il giudice.
D’Ostilio, ex dipendente Team molto conosciuto, morì all’ospedale Mazzini di Teramo dopo essere stato sottoposto ad alcune operazioni chirurgiche. Era stato ricoverato per una patologia al rene e successivamente sottoposto ad alcuni interventi nel corso di un ricovero durato oltre un mese. Dopo la morte i familiari presentarono una denuncia da cui partì l’inchiesta con il sequestro della voluminosa documentazione medica e l’autopsia. Proprio in previsione di un accertamento irripetibile come l’autopsia i dieci avvisi di garanzia inviati ad altrettanti medici ospedalieri che avevano avuto in carico il paziente: un atto dovuto proprio per consentire a tutti di nominare dei propri consulenti per partecipare all’esame autoptico.
Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Augusto La Morgia, Alessandro Recchiuti, Adriana Di Felice, Enrico Della Cagna, Antonio Lessiani, Tommaso Navarra, Gaetano Biocca, Gianfrancesco Iadecola, Giuseppe Di Domenico. I familiari di D’Ostilio sono rappresentati dall’avvocato Paola De Federicis.
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