Morto nel rogo di casa, il figlio è indagato

Dramma di Lucignano, atto dovuto perché c’è l’autopsia. Spunta un video girato da un altro familiare
CIVITELLA DEL TRONTO. Per la Procura è un atto dovuto in presenza di un esame irripetibile come l’autopsia che consente agli indagati di nominare un proprio consulente. Da ieri pomeriggio il nome del figlio 19enne di Dritan Cobo, il 47enne albanese che ha cercato di bruciare tutta la famiglia, è iscritto nel fascicolo aperto dal pm Francesca Zani che indaga per incendio e morte come conseguenza di altro reato.
Il giovane (assistito dall’avvocato Nello Di Sabatino che ha nominato come consulente l’anatomopatologo Gina Quaglione) è quello che, dopo aver sorpreso il padre a cospargere di benzina divano e pareti di casa e dare fuoco, ha messo in salvo la mamma e gli altri tre fratelli. Per farlo ha avuto una colluttazione con il padre che sbarrava la porta per impedire agli altri la fuga. Nella colluttazione il 47enne è caduto a terra e il giovane lo ha trascinato fuori dall’abitazione. L’autopsia, affidata al medico legale Cristian D’Ovidio e in programma oggi, dovrà accertare se l’uomo è morto per le esalazioni dell’incendio o per le conseguenze della colluttazione. Dalle testimonianze raccolte dai carabinieri è emersa la figura di una sorta di padre padrone che maltrattava continuamente moglie e figli e che, già in altre occasione, avrebbe minacciato di sterminare la famiglia. Dritan Cobo, arrivato in Italia da oltre vent’anni, lavorava come operaio in una ditta di legnami di Campli e nel casolare di Lucignano allevava animali.
E c’è un particolare che emerge nelle ultime ore: uno dei figli con il suo telefono cellulare venerdì sera avrebbe ripreso il padre mentre cercava di sterminare la famiglia. Il video, secondo il legale, sarebbe stato già consegnato ai carabinieri.(d.p.)
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