Morì carbonizzato, chieste tre condanne

14 Dicembre 2017

L’incidente cinque anni fa sull’A24: sotto accusa i freni del Tir e le norme di sicurezza sull’autostrada

TERAMO. I familiari attendono ancora di conoscere la verità dopo cinque anni dal drammatico incidente stradale in cui Giovanni Di Natale, camionista napoletano di 45 anni, morì carbonizzato in un incidente lungo la A/24, all’ingresso della galleria di Colledara. Per quell’incidente in tre sono a processo per omicidio colposo davanti al giudice monocratico Franco Tetto e ieri mattina per loro il pm Enrica Medori ha chiesto una condanna a due anni e 6 mesi ciascuno.
Si tratta di Alessandro Di Matteo, legale rappresentante della ditta per cui lavorava l'uomo, di Giovanni Senatore, responsabile della Motorizzazione civile di Napoli, che il 12 maggio, pochi giorni prima dell'incidente, aveva effettuato la revisione dell'autocisterna e di Igino Lai, funzionario responsabile per Strada dei Parchi della manutenzione e della predisposizione degli interventi di messa in sicurezza sul tratto autostradale. Il giudice ha fissato per il 31 gennaio l’udienza per le arringhe di parte civile e difese. La famiglia del camionista si è costituita parte civile (rappresentata dall’avvocato Gianni Falconi) con un richiesta danni di un milione di euro. Di Natale morì carbonizzato nell'incidente, con il Tir che si ribaltò prendendo fuoco. Secondo la consulenza fatta fare sul mezzo dalla Procura (all’epoca il pm Irene Scordamaglia), i freni del Tir non avrebbero funzionato adeguatamente e questo nonostante avesse superato la revisione. Inoltre, sempre secondo gli esiti della consulenza, su quel tratto di strada non c'erano le adeguate misure di sicurezza; secondo l'accusa Lai, nella sua veste di funzionario responsabile per Strada dei Parchi della predisposizione degli interventi di messa in sicurezza, avrebbe omesso di far predisporre «rampe di arresto idonee a creare via di fuga o di emergenza per i veicoli in difficoltà; rampe che avrebbero consentito al Di Natale di trovare riparo in esse così da evitare che il complesso veicolare da lui condotto una volta fuori controllo costituisce pericolo per la sua e l'altrui incolumità».(d.p.)
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