Morì dopo l’intervento chirurgico: a Rimini assoluzione per 3 medici

12 Ottobre 2023

Il caso è quello di Regina Di Silvestre, la 55enne di Colleranesco deceduta nel 2017 in una clinica romagnola I giudici: «L’istruttoria non ha consentito di ricondurre l’evento a una condotta colposa degli imputati»

GIULIANOVA. I procedimenti giudiziari scandiscono tragedie che con il tempo possono solo diventare più dolorose. Soprattutto quando un familiare non c’è più.
A sette anni dai fatti si è concluso con tre assoluzioni il processo ad altrettanti medici finiti a giudizio per omicidio colposo dopo la morte di Regina Di Silvestre, la 55enne di Colleranesco che nel 2017 morì in una clinica di Morciano di Romagna dopo un intervento alla schiena. I tre, in servizio nella struttura romagnola, sono stati assolti con la formula del fatto non sussiste.
La sentenza di primo grado è stata emessa dal giudice monocratico del tribunale di Rimini e nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni con queste conclusioni: «Alla luce delle considerazioni svolte deve ritenersi che l’istruttoria dibattimentale non abbia consentito di addivenire all’accertamento, in termini di ragionevole certezza, circa la riconducibilità dell’evento a una condotta colposa, attiva ed omissiva, posta in essere dagli imputati, che devono pertanto essere mandati assolti perché il fatto non sussiste».
A processo erano finiti un chirurgo e un aiuto chirurgo per cui la Procura al termine dell’istruttoria aveva chiesto l’assoluzione, e l’anestetista per cui la Procura aveva chiesto una condanna a sei mesi. L’intervento era avvenuto nel novembre del 2017: la donna era entrata nella casa di cura per essere sottoposta a un intervento alla schiena, un’operazione per la decompressione spinale. Ma dopo l’intervento chirurgico la situazione era precipitata: la donna venne ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Rimini dove morì tre giorni dopo. Immediata l’inchiesta della Procura di Rimini, l’autopsia, la nomina dei consulenti.
Al termine delle indagini preliminari per i tre medici scattò la richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa, così formulata dai pm nel capo d’imputazione «per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline».
Successivamente il rinvio a giudizio, il processo con una lunga istruttoria che ha visto l’audizione di decine di testi citati dalla Pubblica accusa. Al termine del processo di primo grado la sentenza di assoluzione con la formula del fatto non sussiste.
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