Morì nell’auto finita nel burrone: processo a quattro dipendenti della Provincia

Morì nell'auto finita nel burrone e poi nel fiume, precipitata da una strada senza guard-rail e con un parapetto di cemento ormai rotto. A quattro anni dal drammatico incidente stradale in cui perse...
Morì nell'auto finita nel burrone e poi nel fiume, precipitata da una strada senza guard-rail e con un parapetto di cemento ormai rotto. A quattro anni dal drammatico incidente stradale in cui perse la vita il 69enne caldaista teramano Cesare Carginari (nella foto), ieri si è aperto il processo a carico di due dirigenti e altrettanti dipendenti della Provincia, ente competente per la manutenzione della strada tra Aprati e Cesacastina su cui avvenne la tragedia. Per tutti l'accusa è quella di omicidio colposo in concorso perchè secondo la procura, nei diversi ruoli, non avrebbero provveduto al rispetto di tutte quelle norme previste per la sicurezza. Accusa che dovrà essere dimostrata nel processo. A giudizio davanti al giudice Lorenzo Prudenzano ci sono Piero Marinucci e Luigino Di Nicola, entrambi capi nuclei operativi, e Leo Di Liberatore e Danilo Crescia, i due dirigenti che si sono succeduti nel settore viabilità. Per la Procura (il fascicolo è del pm AndreaDe Feis) sotto accusa è finita la mancanza del guard- rail e di ogni altra misura di protezione.Carginari, notissimo artigiano molto conosciuto in città dove per 50 anni aveva svolto l'attività di caldaista facendosi apprezzare e benvolere da tutti, perse la vita nell'incidente il 16 agosto del 2013. E proprio il suo grande attaccamento al lavoro quel giorno lo aveva portato fino a Cesacastina, sui monti della Laga, per controllare la caldaia di un cliente. A bordo della sua Panda 4x4 Carginari si era inerpicato sulla provinciale 45A. Una strada dall'asfalto pieno di buche e con vecchi parapetti. Dopo aver fatto il lavoro, Carginari aveva ripreso la strada del ritorno verso Teramo. Nell'affrontare una curva l'uomo aveva perso il controllo del mezzo che era finito contro quel che restava di un vecchio parapetto in cemento. Le assi non avevano retto all'urto e la macchina era finita in un dirupo facendo un volo di cento metri. (d.p.)

