Mostra-omaggio ricorda Taraschi

Esposte due sue auto e 150 foto che ne riassumono la carriera
TERAMO. La figura di Berardo Taraschi rivive nel centro della città. Al pilota e costruttore automobilisco teramano è stata infatti dedicata una mostra - ricordo in largo San Matteo, organizzata dal Panathlon Club di Teramo. Inaugurata ieri e visibile ancora per oggi, dalle 9.30 fino alle 19.30. Sono esposte due auto da corsa – una Giaur modello Record del 1954 e una Junior monoposto 1100 cc del 1960 – insieme a una raccolta fotografica di 150 foto riguardanti la carriera automobilistica di Taraschi. «Il Panathlon ha tra i suoi obiettivi quello di dare lustro alle maggiori personalità sportive locali», ha detto Antonio Cancellieri, presidente del Panathlon Club Teramo, «non potevamo quindi non esaltare la figura di Taraschi».
Presenti alla presentazione della mostra anche l'assessore Antonio Filipponi e il figlio del celebre pilota, Tazio. «Teramo rende omaggio a una delle sue figure più importanti», ha commentato l'assessore, «siamo onorati di poter far conoscere ai cittadini la carriera automobilistica e l'officina di Berardo Taraschi. Ricordo che giovedì è stata presentata nel Museo dell'Automobile di Torino la Supercar Taraschi modello Berardo, in suo onore. L'auto sarà in vendita al costo di 750.000 euro e i proventi saranno devoluti dal figlio Tazio in beneficenza».
«La Giaur esposta qui ha tentato il record del mondo sui mille chilometri», ha ricordato Tazio Taraschi, «mio padre ha dedicato la sua vita ai motori, sia come pilota – avendo vinto molte gare – sia come costruttore, avendone fabbricate con sapienza e capacità ben 128, tra Urania, Giaur e Taraschi. Dopo più di dieci anni come pilota motociclistico, nel secondo dopoguerra diventò pilota d'auto, facendo diventare la sua officina una vera e propria casa automobilistica specializzata nella produzione di macchine da corsa. Ha dato molto alla città di Teramo anche se in cambio ha ricevuto ben poco. Spero che questo sia un primo piccolo passo per rendergli omaggio come si deve».
Giacomo Novelli
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