Motivazione carente, la Cassazione annulla il divieto

13 Gennaio 2016

ROSETO. Il giudice convalida l’obbligo di dimora per un rosetano coinvolto in una vicenda di droga, ma per la Cassazione non lo fa senza motivarlo adeguatamente. Per questo la Suprema Corte ha...

ROSETO. Il giudice convalida l’obbligo di dimora per un rosetano coinvolto in una vicenda di droga, ma per la Cassazione non lo fa senza motivarlo adeguatamente. Per questo la Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Fedele Ferrara annullando il provvedimento di convalida del tribunale teramano e rinviando gli atti al giudice di pace competente che dovrà riesaminare il caso.

Nel ricorso il legale ha sollevato sia questioni di incostituzionalità sia carenze di motivazioni. Lo stesso procuratore generale ha chiesto l’annullamento del decreto impugnato. «Rileva la corte», si legge nella sentenza emessa dai giudici della terza sezione penale della Cassazione, «che la motivazione stesa dal giudice di pace di Teramo risulta meramente apparente, in quanto supportata soltanto da un generico richiamo al provvedimento questorile, privo di alcuna considerazione effettivamente adesiva e non qualificabile neppure come argomento per relationem; ed invero, limitandosi a riempire qualche spazio bianco su un modulo prestampato, il giudice onorario ha affermato soltanto che «l’uomo in questione si trova in una delle condizioni normativamente stabilite per le descritte modalità di detenzione» (neppure richiamate) e che lo stesso dimostra «indubbio pericolo per la sicurezza pubblica per quanto riportato nel provvedimento del questore». Senza alcune elemento ulteriore». E, aggiungono nella sentenza i giudici della Cassazione «al pari, peraltro, di quanto indicato per confermare la duplice misura, e cioè che la stessa «appare congrua oltre che adeguata alle modalità ed alle circostanze dell’uso nonchè alla personalità del soggetto», invero non richiamate neppure in termini vaghi».(d.p.)

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