Movida pericolosa, 17enne in coma etilico

È stato soccorso con un’ambulanza. L’episodio ripropone il grave problema della diffusione degli alcolici tra i minorenni
ROSETO . La voglia di apparire più che essere, il bisogno di conformarsi agli altri, l’assenza di obiettivi, la noia che ti porta allo sballo. Sono diversi i motivi dell’abuso di alcol, che ha preso sempre più piede tra i minori, e che ha portato martedì sera un ragazzo di 17 anni in coma etilico. È successo a Roseto, intorno alle 23.30, nella spiaggia libera compresa tra il lido Rosa dei Venti e il lido Papenoo, sul lungomare Trieste. Sul posto è arrivata un’ambulanza per soccorrere il giovane, oltre ai carabinieri e alla guardia di finanza. Il problema alcol c’è sempre stato, ma ora è diventato più preoccupante perché molti ragazzi iniziano a bere anche a 12-13 anni. E il tratto di spiaggia libera sul lungomare sud si è trasformato in luogo di ritrovo per il consumo di alcolici. «È un problema serio», dice un giovane che lavora in uno degli stabilimenti limitrofi, «verso le 21.30 ho visto tanti ragazzi arrivare a piedi o in bici e andare nella spiaggia libera. Io poi sono andato via, ma un testimone mi ha raccontato che gli amici del ragazzo andato in coma etilico sono scappati. La cosa più preoccupante è che alcuni arrivano con delle grandi buste piene di bottiglie di alcolici vari. Ciò si ripercuote sugli stabilimenti limitrofi, che in realtà non c’entrano nulla».
Questo è un altro aspetto del problema: i maggiorenni vanno nei supermercati ad acquistare gli alcolici, e poi li distribuiscono ai minorenni. Una situazione difficilmente gestibile, un problema complesso che parte dalle famiglie, perché questi ragazzi spesso non vengono seguiti o controllati a dovere. Simona Prosperi è una psicologa che si occupa anche dei problemi degli adolescenti. «I dati sull’abuso di alcol tra minorenni ci devono far riflettere”, dice Prosperi, «osserviamo sempre di più come i ragazzi di oggi abbiano tutto ma appaiono insoddisfatti ed incompleti, tanto da dover ricorrere ad alcol e droghe per provare piacere e svagarsi. Se però ci approcciamo a questi dati fermandoci ai comportamenti, perdiamo di vista il senso di questo disagio e lo stato di bisogno dei ragazzi». Secondo la psicologa gli adulti hanno il compito di aiutare i ragazzi a trovare la loro strada. «Oltre a seguire e accompagnare i ragazzi verso la propria vocazione», aggiunge Prosperi, «è fondamentale che anche noi adulti offriamo loro il giusto esempio di vita, in cui non si ha bisogno dei piaceri esterni effimeri per sentirsi sereni ed appagati. Abbiamo una grande responsabilità verso la grande sensibilità dei ragazzi di oggi, che non è avere un grosso peso, ma avere la capacità di rispondere alle situazioni, e noi adulti abbiamo questa capacità. Sta a noi capire come poterli aiutare, facendoci anche aiutare dai professionisti del settore». Nel merito interviene anche l’assessore al sociale Luciana Di Bartolomeo: «Il problema è evidente, acuito in questo periodo. Le famiglie prima di tutto devono sostenere i ragazzi, e poi anche le scuole e le associazioni sportive, che hanno un ruolo fondamentale in questo campo. Ed è chiaro che noi come Comune dobbiamo organizzare delle iniziative mirate».
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