Multe Covid, la rivolta degli esercenti

Dopo le sanzioni e le chiusure di sabato reagiscono con rabbia sui social e oggi incontreranno sindaco e assessore
TERAMO. La campagna vaccinale sta decollando anche nel Teramano, nonostante ritardi e problemi logistici a macchia di leopardo, e si attenua l’impatto della pandemia sul territorio, sebbene i numeri di ieri – 99 nuovi contagi e 164 ricoverati, di cui sei in Rianimazione, oltre a un deceduto, il 90enne di Nereto Bruno Tega – dicano che non si può ancora abbassare la guardia. Ma a fare rumore, sul fronte coronavirus, è la rivolta degli esercenti del centro di Teramo incappati, sabato, nei controlli della polizia municipale sul rispetto delle norme anti-Covid. Due esercenti, in particolare, hanno affidato a lunghi messaggi pubblicati sui social la propria rabbia per il perdurare di misure che a loro avviso li penalizzano ingiustamente, evidenziando peraltro la mancanza di adeguati ristori da parte dello Stato. Insieme ad alcuni colleghi hanno poi deciso di chiedere un incontro agli amministratori comunali, in particolare il sindaco e l’assessore al commercio, che potrebbero riceverli già oggi.
Sergio Bruno, titolare del caffè Makkiato che sabato è stato chiuso per cinque giorni, ha scritto: «A mente fredda la rabbia lascia spazio a una profonda amarezza. Se ieri (sabato, ndr), quando ci è stato notificato il provvedimento di chiusura temporanea, perché c’erano 17 persone che consumavano bevande e cibo d’asporto, regolarmente acquistato nel rispetto delle regole antiCovid, sul suolo pubblico vicino al nostro bar, in uno spazio ampio, all’aperto, e in cui noi non abbiamo qualsiasi potere o giurisdizione, eravamo fortemente arrabbiati, pensando all’ennesima ingiustizia che stavamo subendo, oggi grazie anche alle tante attestazioni di solidarietà di colleghi, clienti o semplici cittadini, ripensiamo al tutto con un senso di impotenza e amarezza. Non troviamo una logica, non vediamo prospettive. I provvedimenti a sostegno sono ridicoli e illogici. Basta pensare che il nostro Makkiato 2, per gli ultimi due decreti ristori, non ha avuto e non avrà diritto a nessun ristoro. Un’impresa fatta con tanti sacrifici e impegni economici partita a dicembre 2019, e in 16 mesi rimasta aperta appena quattro mesi, non ha diritto a ristori. In tutto questo l’applicazione delle regole anti Covid sta divenendo sempre più incomprensibile. Il più grande problema sembrano essere bar e ristoranti, che pure sono quelli che hanno fatto i maggiori sacrifici e investimenti per essere in regola e proteggere la salute dei propri clienti. Abbiamo subito limitazioni enormi e ci siamo adeguati rinunciando in pratica a lavorare per contribuire alla salute collettiva. Eppure siamo sempre noi a essere costantemente controllati, multati, chiusi. Dovremmo avere anche il ruolo di polizia urbana e allontanare - con quale potere non si sa - coloro che dopo aver acquistato si fermano sulla strada o sui marciapiedi, spesso anche a oltre dieci metri dai nostri locali. Le stesse attenzioni, gli stessi controlli non sembrano valere per altre attività. Un caso su tutti: i supermercati, la grande distribuzione, che da questa pandemia sembra aver avuto solo vantaggi e nessun disagio. Ma i casi sono tanti. Chiediamo giustizia e regole più chiare che mettano tutti in condizione di poterle rispettare. Lo ripeto: siamo in ginocchio, ma almeno non ci calpestate e non calpestate la nostra dignità, il nostro lavoro e il servizio che offriamo».
Danny Nocco, titolare della birreria Beer Bang di piazza Orsini, ha scritto già sabato: «Il problema di oggi è un bancone messo sulla porta del locale per evitare l’affollamento della gente... questa è la causa del verbale che mi hanno appena notificato i vigili urbani. Stiamo vivendo un momento di difficoltà assoluta, il nostro locale lavora solo il sabato mattina, quando c’è il mercato, lavoriamo d’asporto e rispettando tutte le regole. Siamo colpevoli di aver messo un divisorio mobile all’esterno del locale per velocizzare la fila e per evitare di creare assembramenti, ma per loro questo non va bene, e allora sanzionano la mia attività infischiandosene del fatto che siamo chiusi da ottobre, siamo senza ristori da dicembre, dobbiamo pagare affitti, dobbiamo pagare utenze, non rientriamo nemmeno nell’ultimo vergognoso decreto sostegni di Draghi. Ditemi voi come può un’attività continuare a lavorare, dove troviamo i soldi per pagare la multa ma sopratutto diteci cosa dobbiamo fare per portare la pagnotta a casa».
Nel frattempo il sabato alcolico della gioventù teramana ha prodotto l’ennesimo scempio in piazza Sant’Agostino, lasciata piena di bottiglie e bicchieri per l’indignazione dei cittadini “normali”, quelli che non fanno notizia.(d.v.)
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