Multe, la prefettura respinge i ricorsi

Roseto, per l’ente le sanzioni inflitte dall’ex comandante Cava (poi indagato per abuso e falso) vanno pagate
ROSETO. Secondo il prefetto di Teramo le contravvenzioni della “multopoli” rosetana vanno pagate. Proprio in questi giorni, infatti, al comando della polizia municipale di Roseto stanno giungendo gli esiti dei ricorsi presentati dagli automobilisti che hanno scelto di presentare il ricorso alla prefettura contro le sanzioni inflitte loro dall’ex comandante del corpo, Tarcisio Cava, il quale nel frattempo è indagato dalla Procura per falso e abuso. Ebbene, la prefettura ha rigettato i ricorsi. Le ingiunzioni di pagamento, con tanto di maggiorazione, saranno quindi girate dagli stessi vigili rosetani agli iniziali destinatari, i quali a quel punto avranno ancora due strade da percorrere: pagare o presentare un ulteriore ricorso, questa volta al giudice di pace. Insomma, una vicenda che si va ingarbugliando sempre di più, soprattutto dopo le prime due sentenze favorevoli ai ricorrenti emanate sempre in questi giorni dal giudice di pace, cui si sono invece rivolti gli automobilisti che hanno scelto di affidarsi al comitato dei multati presieduto da Michele Petrosino con la consulenza legale dell’avvocato Daniele Di Furia.
Protagonista principale dell’intera vicenda è il capitano Cava (maggiore all’epoca dei fatti), il quale in appena due mesi (dal 10 ottobre al 12 dicembre 2013) da solo ha pizzicato numerosi automobilisti mentre commettevano infrazioni al codice della strada, facendo partire oltre 1.200 multe per poi dimettersi dall’incarico, ma non dalla polizia locale, subito dopo la notifica dei primi verbali e la forte protesta dei cittadini. Ad essere contestato è soprattutto il metodo adottato nel rilevare le infrazioni. L’ex comandante si è infatti appostato in prossimità di due semafori (Campo a Mare e piazza Ungheria) dove ha filmato il transito degli automobilisti con un’apparecchiatura non omologata, senza il supporto di colleghi in un normale posto di blocco e per di più in borghese per non farsi individuare.
Una metodica che ha reso furibondi i multati e, soprattutto, ha spinto il sindaco Enio Pavone e gran parte degli amministratori comunali a prendere le distanze dall’ex comandante, tra l’altro promosso maggiore dallo stesso primo cittadino pochi giorni prima che iniziasse la raffica di multe. I multati sono invece convinti che Cava abbia agito su preciso input, anche perché poco prima che prendesse il via la “multopoli” rosetana, nelle casse del Comune mancavano circa 200mila euro rispetto ai 450mila iscritti nel bilancio preventivo nella parte delle entrate alla voce multe.
Federico Centola
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