Multopoli, no a provvedimenti per Cava
Ad annunciarlo è il sindaco Di Girolamo dopo la condanna dell’ex capo dei vigili per danno erariale
ROSETO. «Non ho nulla da eccepire nei confronti di Tarcisio Cava. È un bravissimo dipendente, sempre disponibile verso le esigenze dell’amministrazione, per cui non ci sono motivi per adottare provvedimenti nei suoi riguardi». È il commento del sindaco Sabatino Di Girolamo dopo la condanna per danno erariale, emessa dalla Corte dei Conti, nei confronti dell’ex comandante dei vigili urbani di Roseto, che dovrà versare in favore del Comune una somma di 74.741,44 euro. Nel processo penale, nel quale Cava era imputato per la cosiddetta “multopoli”, era stato assolto, ma ora la Corte dei Conti lo ha condannato per la stessa vicenda, relativa all’emissione da parte dell’ex comandante di ben 1.262 verbali tra ottobre e dicembre 2013 per violazioni del codice della strada. Verbali che nella stragrande maggioranza dei casi sono stati successivamente annullati dal giudice di pace su ricorso degli automobilisti multati. «Come nostro dovere daremo esecuzione alla sentenza, quindi al recupero del credito, come imposto dalla Corte dei Conti», continua il sindaco, «Ricordo che si tratta di una sentenza appellabile dall’interessato. Cava, comunque, si dimise dalla carica di vicecomandante e, attualmente, ricopre il ruolo di vigile urbano ordinario». Uno dei luoghi dove Cava ha comminato più multe, oltre al semaforo di piazza Ungheria, è il semaforo di Campo a Mare, all’incrocio tra la statale 150 e via Guglielmo Marconi, una zona molto vicina all’abitazione dell’ex sindaco Enio Pavone, ora consigliere d’opposizione, e molti cittadini additarono la responsabilità allo stesso Pavone, considerandolo il “mandante” di Cava. Già all’epoca, però, Pavone si dissociò dalla vicenda, affermando che l’ex comandante avesse comminato le multe di sua iniziativa. «Non gioisco ora perché, dal punto di vista umano, non è bella la situazione per Tarcisio Cava, che dovrà rimborsare una somma considerevole», precisa Pavone, «da ex sindaco però ho subito, dal punto di vista politico, un enorme danno da quella situazione, che uscì fuori qualche mese prima delle elezioni amministrative nella nostra città, e che portò l’opinione pubblica ad additarmi come mandante dell’operazione. Questa sentenza, però, dimostra che io non c’entravo nulla, e oggi molti cittadini mi riconoscono questo, ricredendosi rispetto a quattro anni fa. Evidentemente i mandanti sono stati altri». (l.v.)
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