Muore Stanchieri, politico e imprenditore

Negli anni Ottanta e Novanta fu assessore comunale della Dc, si schierò con Pannella per dire no alla discarica La Torre
TERAMO. Imprenditore, cavaliere del lavoro, politico e amministratore della Dc. Una vita intensa, costellata di successi e sfide professionali, ma segnata anche da grandi difficoltà e dalla malattia. Proprio la malattia, contro la quale ha combattuto a lungo, lo ha portato via a 85 anni. Quintino Stanchieri si è spento ieri all'ospedale di Teramo dopo una esistenza dedicata all'edilizia e alla politica. Oggi pomeriggio nella sua San Nicolò a Tordino, la frazione da dove ha mosso i primi passi imprenditoriali e alla quale è rimasto sempre legatissimo, saranno celebrati i funerali alle ore 15 nella chiesa di San Francesco d'Assisi.
Stanchieri dagli anni '70 e per oltre due decenni è stato uomo di partito, quel partito che all'epoca giganteggiava nel panorama locale e nazionale: la Democrazia Cristiana. Con lo scudo crociato entrò in consiglio comunale, a Teramo, conquistando negli anni '80 un posto da assessore. Posto riconfermato poi per altre due consiliature, con deleghe differenti: commercio, anagrafe, stato civile, agricoltura, industria, toponomastica. Sempre fedele alla Dc, non temeva però di finire fuori dal coro. Come quando in consiglio comunale, nei primi anni '90, fu chiamato a discutere sulla collocazione di una discarica in località La Torre di Poggio Cono. La stessa diventata, tempo dopo, tristemente famosa per il crollo e i danni ambientali sanati solo di recente. In quell'occasione Stanchieri si schierò col fronte del “no”, contro la sua maggioranza, allineandosi alle posizioni di consiglieri di opposizione quali Marco Pannella, Ivan Graziani, Grazia Scuccimarra, Peppino Scarselli e Virginio Bettini. Erano anni intensi e carichi di impegni per Stanchieri anche sul fronte professionale: tanti successi (compresa l'avventura imprenditoriale del Mythos, iconico locale di contrada Fiumicino), ma anche qualche errore che pagherà a caro prezzo. Nel 2019 sull'ex assessore piomba una tegola dolorosa: il carcere. Una condanna definitiva per bancarotta, di alcuni anni prima, lo porta a Castrogno nonostante l'età avanzata e una invalidità certificata. Una vicenda che diventa un caso, scatenando una forte mobilitazione della società civile. Fra i primi ad alzare la voce, scrivendo una lettera aperta alle autorità per chiedere la scarcerazione dell'imprenditore, Antonio Topitti, commerciante e presidente Anpi. Dopo una settimana di reclusione, a Stanchieri vennero concessi i domiciliari. «Mi hanno trattato benissimo ma il carcere non lo auguro a nessuno. Io credo di non aver fatto niente per meritare di essere rinchiuso in una cella. È stato veramente brutto, ma ora voglio ringraziare tutti quelli che si sono mobilitati per me, la mia città che ha dimostrato di avere tanto cuore, i familiari e gli amici che non mi hanno mai lasciato solo»: così, pochi giorni dopo essere uscito dal carcere, parlava Stanchieri in un'intervista, commossa e composta, rilasciata al Centro. «Un uomo del fare, un grande imprenditore: a lui dobbiamo, fra le altre cose, piazza Martiri e il tratto del Lotto zero fra Cartecchio e Porta Romana», ricorda Topitti, amico d'infanzia di Stanchieri, «fra di noi divergenze politiche, ma grande rispetto e sincera amicizia. Per questa città ha fatto molto. Ci mancherà».
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