Muore travolto da una balla di plastica

30 Maggio 2017

Inutile la corsa al Mazzini per salvare un camionista di Napoli. L’incidente è avvenuto nel piazzale della Metalferro

CASTELLALTO. E’ arrivato con il suo camion nel piazzale della Metalferro, la storica azienda di Castelnuovo che lavora nel recupero di materiali ferrosi e plastica. Un viaggio come tanti, all’apparenza. Ma qui ha trovato la morte.
Roberto Morelli, 31 anni di Napoli, stava caricando sul mezzo pesante una balla di bottiglie di plastica pressate. Ma il carico, pesantissimo, si è sbilanciato e gli è caduto addosso. Il trauma è stato violentissimo. Gli operai della ditta sono accorsi subito e hanno spostato la pesante balla. Il carico aveva colpito il giovane camionista sul volto e sullo sterno.
Erano da poco passate le 11 di ieri. Immediatamente è partita la chiamata al 118, che ha inviato sul posto un’ambulanza e ha allertato l’elisoccorso. Ma evidentemente le condizioni di Morelli erano così gravi, stava infatti perdendo tantissimo sangue dal volto, che alla Metalferro hanno deciso di non aspettare i soccorsi. L’hanno così caricato su una jeep e l’hanno portato all’ospedale di Teramo. Il camionista napoletano – è originario di Cercola – è però arrivato morto al pronto soccorso del Mazzini. Qui i medici hanno tentato di rianimarlo, tentando delle manovre alla disperata, ma senza successo.
Il corpo di Morelli è ora all’obitorio dell’ospedale: sulla salama sarà eseguita un’autopsia, come disposto dal sostituto procuratore di turno Luca Sciarretta. Le cause della morte, comunque probabilmente risiedono soprattutto nel fortissimo trauma al massiccio facciale.
Sul posto dell’incidente, intanto, sono arrivati i carabinieri della compagnia di Giulianova e quelli di Teramo. L’area in cui è avvenuto l’incidente è stata posta sotto sequestro. Accanto ai carabinieri indagano l’ispettorato del lavoro e il servizio di tutela della salute nei luoghi di lavoro della Asl.
Sull’infortunio mortale intervengono Marco Boccanera della Fim Cisl e Mirco D’Ignazio della Fiom Cgil. «Quando il lavoro diventa morte non ci sono parole abbastanza profonde per poterne descrive l’ingiustizia», scrivono in una nota, «un ragazzo di 32 anni ha perso la vita mentre svolgeva il proprio lavoro in un’azienda della nostra provincia. Non sono ancora chiare le dinamiche dell’incidente e sarà compito della magistratura individuare cause e colpevoli. Quel che è certo, però, è che ci troviamo ancora una volta a piangere la vita di un lavoratore. Adesso è il momento del cordoglio e dell’abbraccio che vogliamo rivolgere ai familiari di questa giovane vittima. Anche per lui, vorremmo non dover vivere più drammi di questa natura. Non vorremmo più vedere aziende che sacrificano la sicurezza sull’altare del “profitto”, della “competitività” e della “concorrenza”.Vorremmo vedere controlli più costanti ed approfonditi da parte degli enti preposti e non vorremmo più vedere tagli a questi settori. Vorremmo che il lavoro fosse sempre sinonimo di dignità e mai più di morte». (a.f.)
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