Musei e siti archeologici aperti: scontro tra opposizione e giunta

“Cittadini in Comune”: «Solo 5 su 14 sono visitabili al pubblico». D’Alberto e Core: «Realtà distorta» Giunta accusata anche per il Mosaico del leone: «Ignorato». La Fondazione Tercas: l’opera è di privati
TERAMO. Il 65% dei siti culturali della città è chiuso al pubblico: è il dato che il gruppo consiliare “Cittadini in Comune” (Osvaldo Di Teodoro, Giovanni Luzii e Ivan Verzilli), mette in evidenza in una nota polemica sulla scarsa fruibilità dei beni artistici ed archeologici di Teramo. Nota che scatena pronte repliche da parte dell’amministrazione comunale e della Fondazione Tercas. I consiglieri partendo dallo spazio dedicato al polo museale sul sito internet del Comune, dove sono inseriti 13 luoghi culturali cittadini, sottolineano come sia stata omessa la Domus del Leone, non visitabile al pari di altri 8 luoghi culturali «chiusi stabilmente, mentre solamente 5 sono aperti. In totale sono 9 i principali siti chiusi, pari al 65% dei 14 siti», dice il gruppo di minoranza che chiede conto anche della Domus del Leone di palazzo Savini, in corso Cerulli, «per la quale nel 2019 venne sottoscritto un protocollo d’intesa fra la Fondazione Tercas, l’amministrazione, la famiglia Savini proprietaria dell’immobile e la Sovrintendenza, al fine di garantire le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica. Dopo oltre tre anni nulla è stato realizzato».
Su questo punto interviene la Fondazione: «Essendo il bene di proprietà privata devono sussistere adeguati presupposti legali necessari per legittimare un intervento. Preme sottolineare che la Fondazione Tercas si è offerta, in passato, anche di acquistare questo prezioso bene archeologico per farne dono alla città non riuscendo, purtroppo, a trovare un accordo con la famiglia proprietaria», conclude l’ente. Altrettanto puntuale la risposta dell'amministrazione, che parla di «realtà distorta» che non terrebbe conto dei cantieri aperti, delle iniziative promosse, delle progettualità avviate e finanziate. «All’epoca del nostro insediamento tutti i siti culturali erano chiusi, alcuni senza alcun motivo», spiegano il sindaco Gianguido D’Alberto e l’assessore alla cultura Andrea Core rivendicando l’avvio di un lavoro che ha portato alla riapertura del polo museale tanto che «oggi sono fruibili l’Ipogeo, l’Arca, la sala espositiva di via Nicola Palma, la pinacoteca e il castello Della Monica». Per quanto riguarda gli altri siti sindaco e assessore evidenziano come la loro chiusura sia dettata dal fatto di essere interessati da interventi finalizzati proprio a restituirli alla città: è il caso di Torre bruciata e dell’area archeologica della Madonna delle Grazie, mentre quella della Madonna della Cona è «aperta e fruibile». Per il museo archeologico e il teatro romano, l’amministrazione ricorda nel primo caso il reperimento di 10 milioni di euro, nel secondo l'avvio da un anno del cantiere di rifunzionalizzazione.
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