Museo archeologico da riaprire: via al progetto del post-sisma

24 Luglio 2023

A fine agosto l’incarico per l’intervento da 9,4 milioni, una parte dei reperti sarà esposta a casa Urbani In autunno la soluzione tecnica per il recupero e poi l’appalto, chiusura del cantiere a marzo 2027

TERAMO. L’ultimo scorcio d’estate segnerà l’avvio della procedura per un’altra grande opera post-sisma di recupero del patrimonio culturale. È stata fissata al 31 agosto, infatti, la chiusura della gara per la progettazione dell’intervento da 9,4 milioni destinato alla riapertura del museo archeologico, inagibile da novembre del 2016 per i danni provocati dal terremoto del Centro Italia. Entro ottobre, stando al cronoprogramma del Comune, saranno predisposte le carte progettuali per l’appalto che culminerà con la chiusura del cantiere a marzo 2027 e i successivi collaudi che renderanno di nuovo fruibile gli spazi nello storico edificio di via Delfico a partire da settembre.
Nel frattempo i reperti archeologici saranno trasferiti in un’altra struttura dove verrà allestita un’esposizione temporanea. Comune e soprintendenza hanno individuato come collocazione casa Urbani, con il conseguente spostamento del Museo del gatto che tutt’ora è ospitato in quello spazio, altro immobile storico nel cuore della città. «Abbiamo impresso un’accelerazione importante all’iter per il recupero dell’edificio di via Delfico che, oltre alla parte destinate ai reperti archeologici, accoglie un ulteriore luogo molto importante come la sala San Carlo», evidenzia il sindaco Gianguido D’Alberto, «quando ci siamo insediati, cinque anni fa, la struttura era abbandonata, non c’era nulla di programmato per il suo recupero». Il primo cittadino ripercorrere le tappe degli interventi realizzati e programmati per il museo archeologico. «Nel corso del primo mandato ci siamo occupati della messa in sicurezza, con lavori da 500mila euro, che non è stato un passaggio banale proprio perché si trattava di proteggere il patrimonio culturale custodito all’interno dell’immobile», puntualizza, «e nel momento in cui è stato riaperto il piano stralcio per le opere pubbliche abbiamo chiesto il finanziamento per la rifunzionalizzazione dell’edificio». L’intervento sul museo è rientrato nell’ordinanza 129 firmata a fine dicembre del 2022 dall’allora commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini. «Non si tratterà di una semplice riparazione del danno», tiene a precisare D’Alberto, «ma di un progetto complessivo finalizzato al miglioramento della fruibilità di un bene centrale nel patrimonio culturale cittadino». L’amministrazione, in stretto contatto con la soprintendenza, sta valutando anche la gestione dei reperti. Una parte di questi resterà in piena sicurezza, all’interno dell’edificio da riqualificare. Per i reperti da trasferire, invece, è stata individuata la soluzione di casa Urbani. «In quell’immobile», conclude il sindaco, «sarà possibile dunque allestire un’esposizione che, sebbene parziale, darà visibilità a quei beni».
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