Museo Savini, ci sono 9,3 milioni Parte l’iter per la progettazione

Il sindaco: «La speranza è poter avviare i lavori entro l’anno, ora le norme sono molto più snelle» Lo storico immobile di via Delfico è stato incluso in una delle ultime ordinanze firmate da Legnini
TERAMO. Nove milioni e mezzo di euro per il museo archeologico Savini di Teramo che entro il 2023 potrebbe veder partire, dopo sette anni di chiusura per le lesioni causate dal terremoto, il cantiere per la ricostruzione. L'intervento di miglioramento sismico dello storico palazzo di via Delfico è stato inserito nell'ordinanza numero 129 del 13 dicembre 2022 dell'ex commissario straordinario Giovanni Legnini che ha approvato l’elenco del programma straordinario di “Rigenerazione urbana connessa al sisma per i comuni maggiormente colpiti delle regioni Abruzzo, Lazio e Umbria”, specificando che il museo è beneficiario di un finanziamento di oltre 9,3 milioni di euro. Risorse che permetteranno di avviare concretamente l'iter di recupero di uno degli immobili maggiormente di pregio della città, custode di un patrimonio culturale elevatissimo.
Questo iter si sostanzia ad oggi con il primo atto compiuto dal Comune, vale a dire la nomina del Rup (il responsabile unico del procedimento) individuato nell'ingegner Pierluigi Manetta, funzionario dell'ente. Il prossimo passo sarà l'individuazione dei progettisti e di lì «l'avvio del processo di riqualificazione del nostro museo che va fatto col coinvolgimento della Sovrintendenza visto il valore storico e culturale dell'immobile e dei beni che custodisce», spiega il sindaco Gianguido D'Alberto che confida di vedere l'apertura del cantiere entro l'anno. Un traguardo «ambizioso, ma non impossibile: oggi le norme sulla ricostruzione sono più chiare e i procedimenti più snelli rispetto a qualche tempo fa. Questo ci fa ben sperare», prosegue il primo cittadino, che più che sulle previsioni da calendario si concentra su ciò che di concreto ha per le mani. «La cosa più importante sono le risorse ottenute: ora abbiamo la certezza di fondi destinati esclusivamente al museo e questo ci permette di lavorare sul suo recupero. Nei prossimi giorni ci sarà una prima riunione con la Sovrintendenza per collaborare in questo rilevante percorso che ci porterà a riavere un edificio centrale per la vita culturale della città e non solo», sottolinea D'Alberto.
Il museo fu danneggiato in modo molto serio dalle scosse del 2016. Quello stesso anno fu classificato “E”: inagibile. «Dalla chiusura nulla è stato fatto, fino al 2019 quando questa amministrazione ha proceduto con la messa in sicurezza dell'edificio e del patrimonio che custodisce: neppure questo era stato fatto. Poi abbiamo lavorato per reperire risorse, arrivate grazie al commissario Legnini che ringraziamo», conclude D'Alberto ricordando come con il museo Savini si chiuda il cerchio per quanto riguarda il recupero post-sisma del patrimonio culturale, «interamente finanziato».
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