Museo Savini inagibile: via alla progettazione del recupero post-sisma

13 Maggio 2024

Nella cordata di tecnici c’è anche un’aquilana, carte pronte in tre mesi Parte dei reperti archeologici sarà esposta in una sede temporanea

TERAMO. La riapertura del museo archeologico sarà firmata da un raggruppamento di professionisti che operano tra Napoli, Tolfa in provincia di Roma e L’Aquila. Si tratta della cordata di tecnici cui il Comune ha affidato la progettazione per gli interventi di riparazione dei danni e consolidamento antisismico dello storico edificio di via Delfico che racconta la storia della città e al primo piano ospita la sala San Carlo, ex sede del tribunale e spazio tra i più suggestivi in centro per convegni e altri eventi culturali. Le carte per ridare vita al museo dedicato a Francesco Savini, chiuso da otto anni per danni causati dalle scosse sismiche a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017 che lo hanno reso inagibile, sarà il gruppo formato dalla coop Gnosis progetti con sede a Napoli, la Apoikia Srl, anch’essa partenopea, l’altra cooperativa “Taitle Ingegno Multiforme” di Tolfa e l’architetto Elena Giancola che ha il suo studio all’Aquila.
Il raggruppamento in questione ha presentato la migliore offerta tra le otto pervenute in Comune dopo la pubblicazione del bando di gara. La commissione giudicatrice gli ha attribuito infatti 89,150 punti di cui 79,150 per le soluzioni tecniche proposte e 10 per il prezzo praticato. La cordata aggiudicataria ha indicato un ribasso del 36 per cento sull’importo a base di gara che era fissato a poco più di 1,1 milioni di euro. Ai progettisti andranno dunque poco meno di 900mila euro, di cui oltre 700mila per compenso professionale, 28mila per contributi previdenziali e quasi 162mila di Iva. Il finanziamento a disposizione del Comune per l’intervento ammonta a 10,5 milioni stanziati dalla struttura commissariale per la ricostruzione post-terremoto a dicembre del 2022.
La tempistica stabilita per la presentazione dei documenti su cui impostare l’intervento prevede il completamento del primo livello progettuale entro un mese dall’affidamento ufficiale dell’incarico. Ricevuto il nulla osta da parte degli uffici sulla documentazione presentata, il gruppo di tecnici avrà a disposizione ulteriori due mesi per consegnare il progetto esecutivo da mandare in appalto. In fase di analisi preliminare quattro offerte delle otto in gara non hanno raggiunto il punteggio minimo dettato dal bando per cui sono state escluse dalla commissione giudicatrice. Con i rappresentanti della cordata affidataria l’amministrazione ha fissato a giovedì 23 maggio un primo incontro destinato a definire alcuni aspetti tecnici relativi anche ai sondaggi da realizzare all’interno del museo archeologico. In quella sede sarà anche vagliata la necessità di trasferire i reperti già durante il periodo di studio della struttura. «Valuteremo con i tecnici la soluzione migliore», spiega il sindaco Gianguido D’Alberto, «i nostri uffici sono comunque già al lavoro per individuare uno spazio alternativo dove esporre una parte della collezione». All’esame ci sono casa Urbani, nei pressi di piazza del Sole e dove è ospitato il museo del gatto e strutture di proprietà di altri enti con cui il Comune ha avviato trattative. D’Alberto ipotizza anche «un’esposizione diffusa» dei reperti, distribuendoli in più edifici del centro in accordo con la Soprintendenza. «Il museo non era stato finanziato in precedenza», ricorda il primo cittadino, «e da fine 2022, quando sono stati stanziati i fondi, abbiamo avviato la procedura per l’intervento, avendo già garantito la messa in sicurezza della struttura».
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