Nadia, da pastorella a laureata all’università

Con tenacia la ragazza che fino a nove anni d’età ha allevato le pecore in Burundi è riuscita a studiare prima nella missione di don Enzo, poi nell’ateneo teramano
TERAMO. E’ la storia di una ragazza che ha fame di conoscere, quella di Nadia. Una ragazza che grazie alla sua forza, a una determinazione fuori dal comune è riuscita a fuggire a un destino già scritto. Nadia Ntaconayigize nata a Ryarusera un piccolo villaggio in Burundi, ha cominciato ad andare a scuola a 9 anni. Solo a questa età è riuscita a lasciare il gregge di cui si doveva prendere cura per un banco di scuola. E ieri, a 27, si è laureata in Scienze e tecnologie alimentari all’università di Teramo.
Nadia ha discusso una tesi (relatore Mauro Serafini, cotutor, Michele Del Carlo), sulla «Caratterizzazione chimico e nutrizionale dell’estratto delle foglie di Kalanchoe Crenata “Ikizirankurwa”», una pianta che cresce in Burundi. «E’ un percorso che ho iniziato 7 anni fa», racconta Nadia, «ho iniziato nella scuola di tecnologie alimentari fondata dalla missione di don Enzo Chiarini, poi sono arrivata a Teramo grazie a una borsa di studio dell’istituto zooprofilattico. E ho proseguito all’università. Ora mi impegnerò in un progetto fra l’università di Teramo e quella olandese per uno studio sui prodotti tipici d’Abruzzo. Durerà tre mesi: ad agosto conto di tornare nel mio Paese e fare qualcosa lì. Ma tornerò spesso a Teramo, che è diventata la mia casa e dove ho tanti amici».
Nadia ha preso in mano la sua vita con una forza d’animo incredibile, sin da bambina. Filippo Lucci, che oltre ad essere presidente del Corecom è un volontario di Dapadu, l’associazione che con don Enzo Chiarini tanto ha fatto in Burundi, ha scritto un libro sulla storia di Nadia e non a caso ieri sia lui che il sacerdote erano accanto alla ragazza. «Nadia era destinata a pascolare le pecore», ricorda Lucci, «due fratelli furono uccisi nella guerra civile fra utu e tutsi e lei si salvò fingendosi morta. La madre le disse che a quel punto lei, essendo la più forte della famiglia, non poteva studiare ma doveva andare a pascolare le pecore. Lei obbedì, ma di nascosto aiutava i vicini per raccogliere il denaro e iscriversi a scuola. Dopo due anni aveva raccolto il corrispondente di un euro e mezzo, ne erano necessari due per l’iscrizione. A quel punto lo disse alla madre che si commosse e le indicò la strada: c’era una donna senza figli in un villaggio vicino che forse poteva darle il denaro mancante. Nadia fece di corsa i 10 chilometri per arrivare dalla donna, che l’accolse amorevolmente con un bicchiere di latte e le diede il denaro».
Così a 9 anni, Nadia iniziò ad andare a scuola. Aveva una sete di sapere incredibile, tanto che quando si ammalò di morbillo e non la fecero entrare in classe, seguiva le lezioni da fuori alla finestra. «Ho raccontato la sua storia non a caso: è il simbolo dell’impegno di Teramo e dell’Abruzzo in Burundi. E’ una cooperazione vera: è uno scambio che ha arricchito tutti e due i Paesi», sottolinea Lucci.
A congratularsi con Nadia, ieri mattina all’università, anche la presidente dell’Istituto zooprofilattico Manola Di Pasquale. E’ stato l’istituto, anni fa, che tramite due tecnici, Osvaldo Matteucci e Michele Del Riccio ha fatto funzionare un piccolo caseificio nella missione di don Enzo, insegnando le tecniche della trasformazione del latte in formaggio, e poi, con una convenzione con l’associazione Dapadu, ha dato la possibilità a Nadia di venire a Teramo a fare al “Caporale” uno stage di due anni, dopo il quale si è iscritta all’università.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

