Nadia, la pastorella del Burundi che sogna la laurea

La favola della ragazza scampata alle guerre etniche e ora studentessa a Teramo nel libro di Lucci
TERAMO. Quella che si è svolta ieri sera alla sala San Carlo non è stata soltanto la presentazione del libro “Burundi, immagini e parole di un viaggio” scritto dal giornalista Filippo Lucci. È stato soprattutto il racconto, partecipato e vissuto, della storia di Nadia Ntaconayigize, una studentessa burundese attualmente iscritta alla facoltà di bioscienze e tecnologie agroalimentari dell’università di Teramo. Una narrazione fatta non solo attraverso le parole della stessa protagonista, ma anche di tutti coloro che l’hanno conosciuta e aiutata a realizzare il suo sogno di studiare e di formarsi, per poter tornare un giorno nel suo Paese.
Nata a Ryarusera 20 anni fa, in un piccolo villaggio a 2200 metri di altezza, nella zona dei grandi laghi, Nadia, ultima di sei fratelli, ad un certo punto della vita ha deciso di prendere in mano il proprio destino e smettere i panni di pastorella per seguire la sua passione per lo studio. Per farlo, come si legge in una pagina del libro, ha dovuto lavorare il doppio mettendo da parte le monetine che le venivano date.
Nonostante ciò, al termine di due anni era riuscita a mettere da parte meno di un euro, insufficienti per andare a scuola. Poi è arrivata la svolta, dopo aver seguito in Burundi un corso guidato da Osvaldo Matteucci e Michele Del Riccio, due tecnici dell’Izs, con la possibilità di accedere alla borsa di studio di due anni messa a disposizione dall’istituto per studiare in Italia. Da lì la partenza e l’arrivo in Italia, un mondo completamente diverso dal suo, lontano dalle guerre sanguinarie di cui ha un vivido ricordo. Il 28 febbraio, come ricordato dal rettore Luciano D’Amico, affiancato anche da Dino Mastrocola, Nadia rappresenterà gli studenti dell’ateneo teramao all’inaugurazione dell’anno accademico. Le testimonianze di don Enzo Chiarini, impegnato da oltre trent’anni in Burundi dove ha costruito un piccolo pezzo d’Abruzzo con la sua missione, del volontario Manuele Pierangeli, che ha parlato delle condizioni di vita nel Paese africano, e dello stesso autore del libro, che ha raccontato quanto improvvisa sia stata la partenza per il Burundi dopo aver contattato il sacerdote teramano, tutti hanno riportato l’attenzione sui problemi del continente e hanno sottolineato quanto sia importante anche il più piccolo gesto di aiuto. «C’è una persona che non saprei mai come ringraziare. Lui sa che gli devo tutta la mia vita, è don Chiarini, se sono qui è grazie a lui», ha detto Nadia, che non ha mancato di ringraziare con un sorriso tutte le persone che l’hanno aiutata, comprese le tante famiglie che l’hanno ospitata sia in Italia che in Burundi.
La studentessa ha aggiunto: «Adesso non credo di essere neanche a metà strada di quello che spero di realizzare. Penso che questo sia un inizio, come il cemento che poi deve ancora solidificare». L’evento di ieri sera è stato organizzato in maniera congiunta dal Rotary Teramo e dal Lions Club, rappresentati rispettivamente dai presidenti Tommaso Navarra e Manola Di Pasquale , con il sostegno della onlus Da.pa.du (Dalla parte degli ultimi) e la collaborazione dell’associazione culturale Teramo Nostra, per cui è intervenuto il presidente Piero Chiarini.
Alla presentazione, moderata dalla giornalista Pina Manente, sono intervenuti tra gli altri anche Gianni Mellilla, deputato di Sel e segretario all’ufficio della Presidenza della Camera dei Deputati, il consigliere regionale Sandro Mariani , il deputato Pd Tommaso Ginoble e la direttrice dei Civici Musei Paola Di Felice.
Chiara Di Giovannantonio
©RIPRODUZIONE RISERVATA

