Nasce il liceo della moda ma deve emigrare nelle Marche

L’istituto superiore, fortemente voluto dalle imprese vibratiane, formerà figure di alto livello Di Matteo accusa: «I rappresentanti della vallata non hanno mai creduto nel progetto»
CORROPOLI. Nasce il liceo della moda, per rispondere alla necessità di ricambio generazionale nella manodopera sartoriale della Val Vibrata. Ma, almeno per il primo anno scolastico, quello 2020-2021, gli studenti seguiranno le lezioni nelle Marche.
La scuola, che ufficialmente è un indirizzo specifico del liceo scientifico economico e che è riconosciuta dal ministero dell’Istruzione, sarà infatti ospitata nell’istituto paritario Locatelli di Grottammare, le lezioni inizieranno a settembre 2020. «Non è stato possibile aprire la scuola nel comprensorio vibratiano come previsto», ha spiegato ieri a Corropoli in conferenza stampa il preside dell’istituto marchigiano, Giuseppe Di Giminiani. Ha rincarato la dose il presidente del Movimento civico Val Vibrata-Monti della Laga Domenico Di Matteo: «Sviluppiamo il progetto dal 2016, ma i sindaci e i rappresentanti della vallata a livello regionale e nazionale non hanno mai mostrato la giusta attenzione all’iniziativa, in alcuni casi tentando persino di boicottarla».
L’altro ideatore del progetto, Massimo Salvi, titolare dell’azienda Stile Italiano di Corropoli che lavora per le grandi firme, ha ricordato l’appello pubblico che aveva inviato alle istituzioni un anno fa, quando lamentava le difficoltà della sartoria a reperire manodopera qualificata e quindi la grave assenza di un ricambio generazionale, lanciando la proposta di una scuola. Insieme alla sua, altre realtà imprenditoriali vibratiane, e persino una multinazionale del settore che non si è ancora voluta svelare, supporteranno il progetto del liceo della moda mettendo anche a disposizione i propri mezzi per gli stage.
Non solo, perché il liceo, la cui offerta formativa sarà mostrata il 7 dicembre dell’open day alla presenza dei responsabili ministeriali, avrà un brand tutto suo. Il marchio si chiamerà Ipazia, ispirato alla matematica e filosofa dell’antica Grecia considerata martire laica del pensiero scientifico. La “cultura”, e il suo connubio con l’arte sartoriale, infatti, è la prima parola chiave espressa dagli ideatori della scuola, che vogliono superare il concetto di scuola professionale, per imboccarne un’altra sul modello di un liceo vero e proprio, per formare figure di alto livello e specializzate in diversi ambiti, dal disegno al marketing, passando per la cucitura e la fotografia. Altra parola chiave è “ecosostenibilità”, per rendere la formazione e il brand al passo con le nuove esigenze. Proprio la necessità dell’attualizzazione del settore manifatturiero e delle politiche di marchio, ma anche la distanza della politica, sono state al centro dell’intervento storico Tito Rubini. Con questo e con altri progetti avviati di recente, quindi, le imprese locali dimostrano di puntare forte alla formazione di eccellenza per il rilanciare il comparto manifatturiero e il “made in Val Vibrata”.
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