Naufragio sugli scogli: salvi in due

Sono fratelli di Pescara: la loro barca a vela si schianta sulla barriera sommersa e poi contro il pontile
ROSETO. Tragedia sfiorata a Roseto, ieri mattina intorno alle 6, per il naufragio di una barca a vela di circa nove metri avvenuto nei pressi del pontile, attualmente in ristrutturazione. Le due persone a bordo, due fratelli residenti a Pescara, stavano effettuando un trasferimento da Ravenna a Pescara e si sarebbero dovuti fermare nel porto di Giulianova per fare rifornimento di carburante. Di notte però, e senza Gps, non si sarebbero accorti di aver superato il porto giuliese e avrebbero scambiato i segnali di illuminazione del pontile di Roseto per un punto di approdo: ma la barca ha prima urtato gli scogli soffolti dietro al pontile e poi, a causa del mare grosso, è stata sbalzata sotto i piloni, rompendo il suo albero e finendo a nord della struttura a pochi metri dalla riva. I due occupanti hanno raggiunto a nuoto la battigia senza riportare ferite.
«Avevamo acquistato la barca a Ravenna», racconta uno dei due armatori, «e stavamo tornando a Pescara. Non avevamo il Gps e mi si è scaricato anche il cellulare, così abbiamo saltato il porto di Giulianova, dove ci saremmo dovuti fermare per fare rifornimento. Stavamo navigando a vista e rischiavamo di rimanere a secco. Mi sono accorto che eravamo a Roseto, ma dietro non potevo tornare e a Roseto non c’è un punto dove fare carburante. L’unico modo era ormeggiare da qualche parte, scendere a terra e fare rifornimento. C’era però l’alta marea e non mi sono accorto della presenza degli scogli. La barca si è danneggiata sotto e poi abbiamo perso il controllo. Ora è completamente distrutta, credo sia da buttare. Fortunatamente noi non abbiamo avuto conseguenze, stiamo bene».
Sul posto sono arrivati subito gli uomini della guardia costiera di Roseto, essendo la loro sede a pochi metri dal pontile, e poi i vigili del fuoco, ma questi ultimi non hanno potuto fare nulla. È stata così chiamata la ditta Cretone di Giulianova, che ha a disposizione un mezzo idoneo al recupero del natante in mare, una grossa autogru: con le funi, dopo circa tre ore, è riuscita a tirare fuori la barca a vela dall’acqua per posizionarla, temporaneamente, sul tratto di spiaggia a ridosso del pontile. Adesso i due dovranno spiegare alla guardia costiera che cosa è successo a bordo e i motivi precisi per cui è avvenuto il naufragio sotto riva.
Tornano d’attualità le criticità del tratto di mare del pontile, uno dei più pericolosi della costa teramana: con il mare grosso navigare a ridosso della struttura è davvero pericoloso, ma anche in condizioni di mare calmo, nella zona, si creano dei mulinelli che mettono in grave pericolo i bagnanti. Nella zona del pontile, nell’estate 2017, perse la vita il piccolo Elidion, bambino di origine albanese di soli sei anni, e nell’estate 2019, nel giorno di Ferragosto, un bambino e suo zio rischiarono l’annegamento, ma furono salvati dalla prontezza di un bagnino. Nella scorsa estate, invece, c’è stato un doppio salvataggio nella zona, uno in mattinata e l’altro nel pomeriggio, di quattro bambini, grazie a un altro bagnino.
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