«Nei laboratori restano i pericoli»

L’Osservatorio sull’acqua: «Allontanate solo in parte le sostanze nocive»
TERAMO. «L’acquifero non è mai stato messo in sicurezza dopo i fatti del 2002». A ribadirlo è l’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso sulla scorta di quanto rilevato dai consulenti della procura nell’ultima udienza del processo sulla sicurezza del sistema idrico nel massiccio. «Sono ancora molti purtroppo i nodi e i problemi che devono essere risolti e che richiedono l’attenzione di tutta la politica ad iniziare dal Governo regionale», affermano le associazioni che hanno formato il gruppo, ricordando la coincidenza dei lavori per l’acquifero con quelli per l’adeguamento antisismico del traforo dell’A24. «I due commissari devono necessariamente dialogare per non duplicare gli interventi e ottimizzare i costi, ad esempio l’apertura del manto stradale e interventi sulle volte delle gallerie», afferma l’Osservatorio, «ma è necessario che la politica regionale si faccia parte diligente per garantire confronto e collaborazione».
Alla questione economica, per la quale le risorse destinate ai lavori ammontano a 120 milioni, a fronte di una spesa stimata in 180 milioni, si aggiunge quella che interessa l’istituto nazionale di fisica nucleare. «Secondo quanto previsto nella delibera della giunta regionale 33 del 2019, le sostanze pericolose stoccate nei laboratori dovevano essere allontanate entro il 31 dicembre 2020», rileva l’osservatorio, «ma finora si è intervenuti solo sull’esperimento Borexino. Con notevole ritardo il 25 luglio 2022 è stato effettuato l’ultimo trasporto dello scintillatore (nafta pesante idrogenata) utilizzato in questo esperimento. Ma l’intervento sta proseguendo con la rimozione dell’acqua ultrapura utilizzata durante l’esperimento e riutilizzata per il lavaggio dei serbatoi in cui era stoccato lo pseudocumene, delle condutture e delle strutture necessarie per l’allontanamento». L’osservatorio fa notare che «ci sono altri esperimenti che utilizzano sostanze non compatibili con l’acquifero, come le 1.040 tonnellate di scintillatore dell’esperimento Lvd, per il cui allontanamento non si conosce neppure un cronoprogramma». Da sciogliere resta anche il nodo della prevenzione. «Nulla di strutturale è cambiato rispetto ai due incidenti di settembre 2016 e maggio 2017», concludono le associazioni, «il protocollo per migliorare le procedure di comunicazione e nuove strumentazioni di misura per l’analisi delle acque era assolutamente necessario, ma non è una soluzione».

