Nel campo degli alpini il telefonino è vietato
È in corso “Anch’io sono la protezione civile”: 26 ragazzi vengono addestrati con tempi da caserma
TERAMO. I “soldati” sono 26 ragazzi e ragazze tra i 10 e i 15 anni e il clima è disteso: non si sentono urlacci, non ci sono punizioni. Ma l’impostazione è pari pari quella di una caserma militare. Dopo la sveglia ci sono l’adunata e l’alzabandiera accompagnati dall’inno nazionale, al termine delle attività c’è l’ammainabandiera, a fine serata la ritirata e il silenzio. Momenti scanditi dal suono ogni volta diverso delle trombe di caserma, familiari a chi ha fatto la “naja”.
Va avanti così dallo scorso 19 agosto, e si concluderà sabato 24, il campo “Anch’io sono la protezione civile”, organizzato dall’associazione nazionale alpini di Teramo nella sua sede, la baita alpina di viale Cavour. L’obiettivo dell’iniziativa non è solo quello di fornire ai ragazzi – attraverso lezioni frontali e attività in esterna – nozioni su cos’è e come funziona la protezione civile, preparandoli a svolgere attività di volontariato quando avranno l’età giusta, ma anche quello di inculcare in loro valori di disciplina e rispetto che per gli alpini non passano mai di moda. Tra le regole imposte dagli organizzatori c’è il divieto di utilizzare, e anche solo di tenere, il telefonino. Salvo che per un’ora, tra le 21 e le 22. Nei momenti liberi i ragazzi riscoprono dunque giochi “antichi”, come il rubabandiera e le carte (briscola e tressette). Il campo si concluderà sabato alla presenza dei genitori dei ragazzi.(d.v.)
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