Nell’ex Aquila d’Oro abbandono e degrado Il quartiere protesta

Il comitato Gammarana: dall’industria dismessa escono topi Mai realizzata l’annunciata riqualificazione dell’area
TERAMO. I residenti della Gammarana tornano sul piede di guerra per lo stato di degrado in cui versa l’area dell’ex Aquila d’Oro, che coinvolge anche le abitazioni limitrofe visto l’andirivieni di ratti che proliferano in quel terreno. A rilanciare l’allarme, per sollecitare un intervento del sindaco Maurizio Brucchi e delle autorità sanitarie, è il presidente del comitato di quartiere della Gammarana Alfonso Marcozzi il quale ieri, insieme ad alcuni cittadini, è tornato a protestare per l’annosa situazione. L’area industriale, nata a metà degli anni Settanta per la produzione di coni gelato e poi dismessa, si estende su una superficie di oltre 7mila metri quadrati accanto al campo scuola e, a parte la presenza di amianto, è diventata ormai ricettacolo di immondizia ed erbacce, ma soprattutto una vera e propria topaia dal momento che i residenti delle palazzine vicine fanno i conti ogni giorno con i ratti e più di una volta hanno sollecitato l’intervento del vigile ecologico Vincenzo Calvarese.
L’area era di proprietà della famiglia Malavolta quando, nel 2008, fu rilevata da una società riconducibile all’immobiliarista Aldo Di Francesco nel momento in cui quest’ultimo rilevò anche la proprietà di Teleponte. Gli annunciati, ambiziosi progetti di riconversione dell’industria dismessa in un’area residenziale e di servizi per il quartiere non furono mai realizzati. L’area è stata poi ceduta a una società immobiliare satellite di un importante gruppo industriale di Basciano, la Di Stefano autogru, specializzata nel noleggio di carrelli elevatori e piattaforme aeree. La situazione di totale abbandono non è cambiata e ora i residenti chiedono all’attuale proprietà di porre in essere almeno degli interventi di decoro che possano ripristinare condizioni igieniche accettabili.
Marcozzi si dichiara preoccupato per l’avvicinarsi della stagione più calda visto anche l’intensificarsi, nel quartiere, di lavori sulle condotte del gas e sull’illuminazione che poi compromettono la pavimentazione stradale. Un ultimo esempio è proprio un intervento che l’Enel sta eseguendo in questi giorni in prossimità della strada dove c’era la vecchia sede di Teleponte, dove l’asfalto è rimasto dissestato a scapito dei pedoni e dei mezzi alternativi rispetto alle auto che transitano in quella via. «Le ditte hanno l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi», ha detto l’ingegner Marcozzi, «ma questo obbligo non viene quasi mai rispettato e nessuno vigila a scapito dell’incolumità pubblica». (red.te)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

