Neonata morta a Teramo, medici scagionati

La perizia: non c’è colpa da parte dei sette indagati. Ma l’inchiesta non è chiusa

TERAMO. La perizia disposta dalla Procura non rileva comportamenti colposi nella condotta dei sette medici e paramedici del Mazzini finiti sotto inchiesta alla fine di marzo per la morte, nel reparto di ostetricia del Mazzini, di una bimba appena nata con il parto cesareo da una mamma teramana di 27 anni. E’ presto per dire se il pm Stefano Giovagnoni chiederà o meno l’archiviazione del caso, ma certamente la consulenza firmata dall’anatomopatologa Emanuela Turillazzi e dal docente di ginecologia Pantaleo Greco, entrambi dell’università di Foggia, rende ancor più difficile per la pubblica accusa individuare delle responsabilità per la tragedia vissuta dalla famiglia della bimba.

Secondo i due consulenti la causa della morte della neonata è una grave sofferenza ipossica fetale intra-partum. Un’asfissia, insomma, cominciata durante il travaglio per cause che resteranno per sempre ignote. A svelarle potevano contribuire decisivamente la placenta e il cordone ombelicale, che però sono stati buttati via dopo il parto. Di sicuro, secondo i consulenti della Procura, non si rilevano – nella condotta dei medici e paramedici del Mazzini che hanno seguito la partoriente dal suo ricovero al parto – dei comportamenti improntati a negligenza o imperizia o delle omissioni di procedure necessarie.

La bimba era sana (non aveva cioè malformazioni congenite e neanche una crescita ridotta) e fino al travaglio la madre non aveva avuto problemi, tuttavia la patologia che ha ucciso la piccola è tanto rara quanto devastante, ed è anche controversa. Le sue cause scatenanti, secondo la letteratura medica, possono essere legate ad errori umani ma anche prescindere da esse. L’inchiesta, al momento, continua. Ma appare su un binario morto.(d.v.)

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