Nereto, le cause degli Lsu affossano il Comune
Il giudice del lavoro riconosce il rapporto subordinato ai primi due ricorrenti dei 12 ex operai. Se sarà così per tutti, l’ente dovrà sborsare oltre un milione
NERETO. Il sindaco di Nereto Giuliano Di Flavio ed il vice Piero Di Felice, quest’ultimo con delega al contenzioso, immaginavano già che anche la partita con il giudice del lavoro l’avrebbero persa e che i dodici ex Lsu, uno alla volta, avrebbero avuto ragione. Così è stato, o meglio così si avvia ad essere: lunedì, infatti, sono arrivate le prime due sentenze che sono ennesime spine nel fianco di un ente già esangue e che di contenziosi legali aperti ne ha decine. Il giudice del lavoro di Teramo, Massimo Biscardi, ha infatti riconosciuto a due ex Lsu non stabilizzati del Comune di Nereto il lavoro subordinato. I due operai avevano ricoperto le mansioni previste dal contratto ma soprattutto prestavano la loro opera con orario pieno, al pari di qualsiasi dipendente. E con tanto di ordini di servizio scritti.
A ciascuno dei due operai il Comune deve 50mila euro circa di arretrati, oltre a previdenza ed assistenza non versata e le spese legali. Dichiara la propria soddisfazione l’avvocato dei due ricorrenti, Stefano Pierantozzi del foro di Ascoli Piceno. «Siamo soddisfatti della sentenza che, va detto, dà merito al giudice Biscardi di averla motivata in maniera precisa e meticolosa per cui diventa difficile appellarla. L’auspicio è che questa sentenza pilota sia guida per le altre cause incardinate dagli altri ex Lsu che hanno fatto ricorso». Se, come sembra, per tutti gli altri il giudice del lavoro giungerà alle stesse conclusioni, per il Comune di Nereto saranno guai. Potrebbe arrivare a pagare qualcosa come un milione e duecentomila euro, a cui si aggiungono i 250mila riconosciuti in secondo grado nella causa di esproprio di terreni avvenuto negli anni Ottanta.
L’amministrazione Di Flavio, è bene chiarirlo, eredita questo sfacelo. Relativamente agli ex Lsu, la sentenza fa riferimento al periodo 2006-2011 quando al governo locale c’erano le amministrazioni dei sindaci Sergio Moroni e Stefano Minora. All’epoca, alcuni Comuni procedettero alle stabilizzazioni degli ex Lsu facendo leva sulle opportunità offerte dal governo Prodi (2008). Così non fece Nereto, asserendo che oltre ai soldi non c’erano i requisiti. Il giudice Biscardi, in realtà, non ha riconosciuto la stabilizzazione, per cui gli ex operai sono fuori. Ma i ricorrenti hanno dimostrato di essere stati lavoratori subordinati. Entro l’anno dovrebbero andare a sentenza tutte le altre cause simili, mentre il Tar si esprimerà a breve nel merito anche per i due lavoratori dello staff del sindaco che chiedono l’assunzione e per un vigile urbano.
Ci si chiede: chi pagherà questi errori? Si alzeranno le tasse ai cittadini o qualcuno sarà chiamato a rispondere in prima persona?
Alex De Palo
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