È pronto a perdonare i quattro studenti minorenni che l’hanno aggredito, ritirando la denuncia «se capiranno ciò che hanno fatto». L’episodio dell’aggressione al docente di diritto dell’istituto superiore Peano-Rosa di Nereto lascia il sapore della delusione e la tristezza per non essere riusciti, come scuola, a trasmettere certi valori educativi e sociali. Ciò che ne è conseguito è una denuncia ai danni degli studenti e dubbi sul rientro a scuola, per concludere l’anno scolastico, da parte del docente, deluso e amareggiato per il grave episodio. Il tutto in un ambiente «difficile» come quello dell’istituto vibratiano.
«Avevo detto ad alcuni studenti che chi aveva delle gravi insufficienze difficilmente avrebbe potuto recuperarle: è inutile che si presentino per essere interrogati alla fine dell’anno. C’è sempre questa tendenza. Non avrei consentito nessun recupero che era impossibile alla fine dell’anno».
«Quel giorno avevo interrogato un ragazzo facendo questa premessa. Chi ha gravi insufficienze, a mio avviso, non può avere i presupposti per recuperare».
E questo ha scatenato poi la reazione degli studenti, giusto?
«Suonata la campanella mi sono alzato per uscire e andare in un’altra classe. Ma quattro studenti si sono messi davanti alla porta. Me li sono ritrovati addosso e hanno cominciato a spingermi, poi ho sentito una spinta più forte e sono finito contro il muro sbattendo il viso. Dopo mi sono fatto dare del ghiaccio in segreteria, perdevo sangue. Quindi sono andato in ospedale».
Un episodio grave che l’ha portata a sporgere denuncia.
«Ero molto titubante nel presentare una denuncia, ma diversamente si rischia di far passare un messaggio per cui ognuno può fare ciò che vuole. Ma non è per punire. Sono persino disponibile a ritirare la denuncia se può servire a loro, e se capiscono ciò che hanno fatto».
Quindi è pronto a perdonarli. Ma la denuncia può avere un’efficacia educativa in questi casi? E in linea con il pensiero del ministro Valditara?
«Non voglio uniformarmi al pensiero del ministro, ma sì, una denuncia può avere un’efficacia educativa, oltre che un’efficacia preventiva. Spesso non c’è la consapevolezza delle azioni che si compiono, e quindi se non c’è una reazione, negli studenti si alimenta una sorta di sensazione che comunque qualunque cosa facciano è giustificabile, si crea una sorta di anarchia. Oggi c’è una deriva educativa».
Durante l’anno si sono già verificati episodi simili a ciò che le è accaduto?
«Si erano già verificati episodi negativi, non gravi come questo ma comunque a nostro avviso negativi».
Lei ora come si sente? C’è amarezza per quanto accaduto?
«Sono deluso. C’è un ambiente molto difficile dal punto di vista degli studenti».
E come docenti, come istituto, come avete agito?
«Come scuola abbiamo cercato di lanciare sempre un messaggio, ricondurre i ragazzi alla responsabilità e far prendere loro coscienza su cosa la violazione delle regole, la lesione delle persone, determina nei confronti degli altri. Ma purtroppo la mia delusione sta nel fatto che in molti studenti i risultati non sono arrivati, certi messaggi non sono passati purtroppo».
Chiarisca questo aspetto.
«Vorrei che passasse un messaggio educativo perché la situazione è diventata intollerabile. Abbiamo fatto programmi sulla responsabilità penale, ci siamo spesi parecchio, da qui la delusione. All’inizio dell’anno ho fatto fare un progetto legato al reato delle percosse, sull’inviolabilità della persona. Ecco perché sono deluso».
Rientrerà a scuola? Se la sente di concludere l’anno scolastico?
«Non so se riuscirò a rientrare per la fine dell’anno scolastico, non me la sento, non mi aspettavo questo comportamento, quindi sinceramente sento molto disagio nel rientrare. Sono assolutamente deluso, non mi aspettavo un simile comportamento».
Le famiglie che ruolo giocano in queste situazioni? Che rapporto c’è con loro?
«Non conosco nello specifico le famiglie, ma vedo che si muovono in due direzioni: da una parte c’è chi tenta di far riprendere coscienza ai figli della negatività della loro condotta. Dall’altra ci sono famiglie totalmente irresponsabili che tendono a coprire, a difendere i figli a oltranza, e questo è devastante sia per i minori stessi che ancora devono formare e acquisire una coscienza sotto il profilo educativo, sia perché ostacolano l’azione educativa della scuola, questo è il problema grande».
Quindi è questo il vero scoglio da superare.
«Noi facciamo di tutto, ma siamo a scuola 4 o 5 ore la mattina, dopodiché se le famiglie non seguono l’indirizzo della scuola, questo vanifica tutto il lavoro. Ho sentito famiglie giustificare i figli quando non c’era nulla da giustificare, è questo il punto».