Nereto, un audio su whatsapp lancia accuse al contagiato

25 Marzo 2020

NERETO. La cortina di protezione e di rispetto nei confronti di chi è stato colpito dal coronavirus e ora lotta per uscirne è stata infranta. A Nereto l’audio di una donna che, parlando con...

NERETO. La cortina di protezione e di rispetto nei confronti di chi è stato colpito dal coronavirus e ora lotta per uscirne è stata infranta. A Nereto l’audio di una donna che, parlando con pronunciata inflessione dialettale vibratiana, rivela cognome e professione dell’uomo di Nereto che si trova nel reparto di malattie infettive per problemi respiratori, accusandolo di aver tenuto comportamenti irresponsabili, ha sconvolto e amareggiato la collettività neretese che si è stretta intorno ai familiari dell’uomo isolando colei che profetizza che «a Nereto è un macello, chissà cosa avrà combinato».
Il figlio del paziente ricoverato a Teramo ha avuto la forza di ammettere sul suo profilo facebook quanto è accaduto al padre, respingendo le illazioni e diffamazioni contenute nell’audio. «È mio padre la persona positiva al Covid 19», scrive, «trovo vergognoso tutto quello che va in giro su questi social. Invece di ascoltare audio falsi, diffamatori su mio padre, sulla mia famiglia, chiedete ai diretti interessati. Noi stiamo soffrendo e c’è gente che si diverte a far girare delle cose assurde. Vi chiedo rispetto. Solo questo». In tanti chiedono di denunciare l’autrice del file audio.
Alza il muro contro tanta ignominia il sindaco di Nereto, Daniele Laurenzi. «Il cinismo di alcuni in questo momento è assurdo. Anch'io ho ascoltato l’audio che gira su whatsapp e l’ho segnalato a chi è competente. Stiamo perdendo quel poco di umanità rimasta. Sono vicino al nostro concittadino ricoverato e alla sua famiglia. Ora serve solo comunicare in maniera circostanziata i propri spostamenti per contenere l'epidemia e individuare i possibili contagiati o portatori sani. Il resto sono chiacchiere e isterismo. I medici di base conoscono i protocolli sanitari, a quelli si devono attenere e quelli devono attuare. Poi ognuno di noi deve essere responsabile e fare la propria parte», conclude Laurenzi. (a.d.p.)
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