Nessun accordo tra canile e Unione Comuni

18 Aprile 2016

Alba, l’ente ha proposto un contratto da novantamila euro ma l’associazione chiede più fondi

ALBA ADRIATICA. Non c'è ancora l'accordo tra il canile di Alba Adriatica e l'Unione dei comuni della Val Vibrata per la cura e la gestione dei randagi. L'ente ha proposto infatti un contratto da 90mila euro per sei mesi, Canalba e l'associazione Anta vogliono invece 220mila euro per almeno un anno. Problemi anche con le clausole sulle responsabilità.

Spiega il presidente nazionale dell'associazione Anta Bruno Mei Tomasi: «Abbiamo avuto rassicurazioni da parte del presidente dell'Unione Leandro Pollastrelli sul fatto che si sarebbe impegnato a valutare la nostra controproposta, ma per ora non abbiamo avuto risposte. E il canile di Alba Adriatica non percepisce contributi pubblici da dicembre, cosa che ci ha costretto ad affidarci ad un legale».

Le difficoltà, per la struttura albense, sono enormi. Il canile è infatti in una situazione di grave precarietà, chiuso tra il torrente Vibrata che lo minaccia con le sue esondazioni e gravi problemi economici che ne mettono a repentaglio la manutenzione e la cura degli animali. «Il canile albense risulta essere uno dei primi in Italia per numero di affidi. E questa sua produttività ha permesso ai comuni vibratiani di risparmiare milioni di euro di costi di gestione negli anni», spiega Mei Tomasi, «nonostante questo si regge soprattutto sulla solidarietà del popolo tedesco che ha preso a cuore Canalba e i suoi ospiti. Ma la struttura è comunque visibilmente inadeguata: i Comuni devono fare di più, altrimenti non si può far fronte nemmeno alla manutenzione minima». Aggiunge Mei Tomasi: «Da quel posto bisogna andare via: per il futuro abbiamo offerto all'Unione dei comuni di realizzare noi un nuovo canile adeguato su un terreno pubblico. La nostra idea è quella di gestirlo per dieci anni e poi lasciarlo al Comune che ci avrà messo a disposizione il terreno» Il presidente dell'Anta torna a parlare di un altro argomento caldissimo, quello delle assunzioni e dell'operatore che ha denunciato di aver lavorare per sette anni in nero nel canile: «Con un maggiore impegno, l'Unione potrebbe darci la possibilità di assumere qualche dipendente part-time per migliorare il servizio. Ora però le condizioni di assumere personale non le abbiamo: deve capirlo anche l'operatore che, per Canalba, ha svolto sempre volontariato, ottenendo rimborsi e non stipendi, e che ora avanza pretese inaccettabili. Siamo tranquilli dell'esito favorevole del contenzioso legale».

Luca Tomassoni

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