«Nessun assalto agli ambulatori»
Mancano però le dotazioni di sicurezza per chi opera nelle Uccp
TERAMO. Negli ambulatori dei medici di base della provincia teramana la situazione sembra sotto controllo. Ercole Core e Siriano Cordoni, presidenti delle due cooperative di medici di base che operano nelle Uccp (le unità di cure primarie della Asl), concordano sia sul fatto che la paura del coronavirus che serpeggia tra i pazienti è limitata e gestita, sia sulla carenza di dotazioni per medici e operatori.
Core spiega: «Il concetto di fondo è che le persone non devono venire negli ambulatori con sintomi come tosse e febbre, e devo dire che questa regola la stanno rispettando abbastanza. Così come ci chiamano al telefono se hanno dei dubbi invece di andare al pronto soccorso. Il problema più grosso sono le dotazioni: mancano le famose mascherine, le tute e gli occhialini che dovrebbero essere date a chi lavora nelle Uccp. La Regione Lombardia le sta dando a tutti i medici di medicina generale, che sono i più esposti in questa situazione. E oltre ai medici ci sono anche gli altri operatori, la mia cooperativa ha 110 dipendenti tra infermieri e assistenti. Qual è la differenza con la situazione di picco di un’influenza normale? Abbiamo un tasso di vaccinazione molto elevato di tutti i soggetti oltre i 65 anni e con malattie croniche, invece questo è un virus nuovo che può dare come complicanza grave una polmonite e quindi questi soggetti più deboli è bene seguano certe norme di comportamento: stare a casa, lavarsi spesso le mani, effettuare la disinfezione in casa con l’alcol se non si trova l’amuchina, evitare luoghi molto affollati, stare a distanza da chi è malato».
Cordoni dice: «A Teramo abbiamo adottato un sistema per cui nella Uccp si entra uno alla volta. Cerchiamo di evitare nel triage iniziale il contatto diretto tra personale e paziente, il primo triage si fa al citofono: se il paziente ti dice “ho la febbre e la tosse” l’infermiera va lì con la mascherina e la fa mettere al malato. Se c’è psicosi? Direi piuttosto una preoccupazione legittima. Io ricevo centinaia di telefonate al giorno e cerco di fare il triage telefonico, perché molti non sanno che devono fare. Io due possibili sospetti da coronavirus li ho fatti venire in ambulatorio dopo l’orario di visita facendoli entrare da una porta laterale e con la mascherina; li ho visitati e li ho rispediti a casa. Il problema delle dotazioni? C’è, perché è chiaro che noi dobbiamo essere tutelati e avere dei sistemi di protezione: se si ammalano sei medici di famiglia, che curano 10mila persone, il filtro da loro costituito salta. In ogni caso», conclude il medico teramano, «non mi sembra una situazione drammatica. Va gestita con buon senso e attenzione». (d.v.)
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