«Nessun progetto neanche preliminare sul teatro romano»

Teramo nostra, i quartieri e Demos accusano il Comune «Torniamo da Franceschini: ci vuole un commissario»
TERAMO. «Non esiste alcun progetto preliminare sul teatro romano, lo abbiamo scoperto facendo l'accesso agli atti». Sintetizza così il cuore del problema il presidente di Teramo nostra Piero Chiarini durante la conferenza stampa di ieri mattina, convocata, nella sede dell'associazione, insieme al coordinamento dei comitati dei quartieri e all'associazione Demos. L'obiettivo era quello di fare chiarezza sul mancato recupero ad oggi del bene archeologico cittadino.
«Teramo è come Pompei, quindi abbiamo deciso di tornare a Roma dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, visto che ha stanziato un milione e mezzo per i lavori del teatro. Chiederemo al ministro di nominare un commissario ad acta che ne supervisioni il restauro. Sono passati 22 anni oramai, è evidente che in questa città manca la volontà dell'amministrazione per portare a termine l'operazione», aggiunge Chiarini. Sul tema interviene anche l'architetto Raffaele Raiola dell'associazione Demos che parla di «gravi incongruenze» da lui ravvisate durante l'accesso agli atti del Comune: «Esiste la delibera dello studio di fattibilità, manca invece il progetto preliminare, quindi senza questo documento non può essere approvato alcun progetto definitivo». Raiola aggiunge che, stando alle carte, solo negli ultimi giorni del mese di maggio ci sarebbe stato l’affidamento dell'incarico dei lavori all'architetto Girolamo Bellomo. Dice la sua anche il presidente del coordinamento dei comitati dei quartieri, Giuliano Lucenti. «La questione irrisolta del teatro romano è emblematica e grida vendetta, in quanto testimonia un'evidente miopia politica e l’incapacità di restituire alla città la fruizione di quegli spazi archeologici e culturali che potrebbero essere fonte di riqualificazione e decoro urbano, fonte di sviluppo per operatori economici e fonte di attrazione per turisti». E a questo proposito il presidente Chiarini sottolinea: «Tutta la dinamica assume un significato ancora più grave in virtù della recente manifestazione di interesse, presentata dall'amministrazione Brucchi, per candidare Teramo a Capitale italiana della cultura 2020».
Emanuela Michini
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