Nessun raggiro agli zii, nipoti scagionati

La coppia di teramani era finita a processo dopo aver ricevuto una donazione di circa 200mila euro
TERAMO. Non hanno raggirato gli anziani zii: è con un’assoluzione perchè il fatto non sussiste che il giudice monocratico Roberto Veneziano (nella foto) ha chiuso in primo grado il processo a carico di Fabrizio Francia e Monia Rosati, i due teramani finiti a processo per circonvenzione d’incapace (entrambi assistiti dall’avvocato Franco Patella). Secondo l’accusa della procura la coppia avrebbe raggirati gli anziani zii per farsi donare più di duecento euro (prima 30 mila e poi 185mila) con cui avrebbero fatto un compromesso per acquistare una casa a San Nicolò a Tordino, abitazione in cui i due anziani, che non hanno figli, avrebbero dovuto andare a vivere proprio con i nipoti. Ma dopo l’atto di donazione fatto davanti al notaio (con tanto di postilla in cui si specifica che i nipoti avrebbero dovuto prendersi cura degli anziani fino alla loro morte) e il successivo compromesso per la casa tutto sarebbe cambiato. In aula i due nipoti hanno sostenuto che quando sono andati a prenderli gli anziani non li hanno fatti entrare, non hanno più risposto alle loro telefonate e alle loro lettere. «Ancora oggi», ha detto la donna che, insieme all’uomo, si è sottoposto all’esame da imputata, «non capiamo che cosa possa essere successo. Io per assisterli ho anche lasciato il mio lavoro. Ci dicevano sempre che volevano venire con noi e non volevano andare in una casa di riposo». Diversa la versione degli anziani: in aula hanno detto che dopo la donazione i nipoti non si sarebbero fatti più sentire, sostenendo di essere stati raggirati. Due diverse verità raccontate al giudice davanti a cui sono sfilati i testi dell’accusa, a cominciare dai due anziani coniugi, e quelli della difesa. Tra questi anche il notaio dell’atto di donazione. Notaio che, nel rispondere a una domanda del giudice, ha precisato di essersi accertato della volontà dei due anziani anche con un certificato medico. E ha ricordato: «Erano convinti di quello che facevano, delle loro intenzioni».
La verità processuale ha sentenziato che non c’è stata nessuna circonvenzione d’incapace: l’atto di donazione resta valido perchè i nipoti non hanno raggirato gli anziani zii.(d.p.)
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