«Nessuno ha voluto ingannare la Asl»
Le motivazioni per cui i giudici hanno assolto tecnici e dirigenti per il caso delle timbrature fuori sede
TERAMO. E’ nella carenza dell’elemento soggettivo dell’ipotesi di truffa contestata ai tre tecnici e nella estraneità ad ogni fatto dei due dirigenti che i giudici trovano il filo conduttore delle motivazioni della sentenza di assoluzione per il caso delle presunte timbrature illegittime dei cartellini alla Asl. Così, infatti, il giudice relatore Lorenzo Prudenzano ricostruisce nelle 29 pagine di motivazioni della sentenza emessa a marzo dal collegio presieduto da Franco Tetto a latere Sergio Umbriano e Prudenzano). «E’ ragionevole ipotizzare», si legge a pagina 23 delle motivazioni, «che la conservazione nel tempo del regime autorizzatorio avesse ingenerato nei dipendenti in questione il legittimo affidamento in relazione alla possibilità di timbrare presso il Dsb e dal 2008 perfino in tutte le sedi Asl del distretto. D’altro canto la contradditoria gestione del sistema di autorizzazioni alla timbratura fuori sede non consente di sciogliere il dubbio in ordine alla effettiva consapevolezza da parte degli imputati di tenere un comportamento contrario alla normativa regolamentare di settore». Sotto accusa erano finiti due dirigenti e tre dipendenti del Sian (servizio igiene alimenti e nutrizione) e del servizio prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro. A dover rispondere di truffa aggravata erano i tecnici Sergio D'Ostilio, Marcello Volpi e Guido De Carolis, tutti accusati di aver timbrato il cartellino, in numerose occasioni, in un ufficio diverso dalla propria sede di lavoro. Insieme a loro erano finiti a processo anche il dirigente del Sian Maria Maddalena Marconi e il dirigente del settore prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro Valerio Benucci che dovevano rispondere di concorso in truffa aggravata con gli altri imputati perché accusati di averli autorizzati illegittimamente a timbrare in altre sedi rispetto a quella di lavoro. E a questo proposito scrivono i giudici: «Occorre affermare che i dirigenti Marconi e Benucci non avevano adottato alcun provvedimento amministrativo idoneo ad ingannare l’amministrazione, ma si erano limitati ad autorizzare le timbrature fuori sede in funzione del principio di efficienza dell’azione amministrativa e nel solco di risalenti autorizzazioni fornite da altri dirigenti, ancorchè eventualmente in violazione delle norme di regolamento aziendale, con la (implicita) premessa che l’attività di alcuni dipendenti pubblici si svolgeva sovente nell’intero territorio del distretto teramano».(d.p.)
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