«Noi aiutati da una buona sanità»

15 Settembre 2020

Loro in quarantena, madre invalida accolta in una residenza Asl

NERETO. Ammalarsi di coronavirus può far scoprire il lato umano della sanità. Attenzione, disponibilità, interesse sono i termini usati da Jolanda Rosati di Nereto per raccontare quello che è stato dimostrato alla sua famiglia, colpita dal Covid.
Tutto è iniziato come un film già visto tante volte negli ultimi mesi. «A Nereto ci sono stati diversi casi e un'amica di mio figlio ci ha avvisati che aveva la mamma positiva», racconta la donna, «la nostra famiglia subito si è messa in quarantena e mio marito ha avvisato la ditta per cui lavora, mettendosi in ferie in attesa dell'esito del tampone. E appunto al tampone che ci ha fatto la Asl siamo risultati positivi io, mio marito e mio figlio più piccolo. È accaduto fra il 24 e 25 agosto. Ovviamente, pur essendo totalmente asintomatici, ci siamo messi in quarantena. Mio fratello poi ha avvertito un sintomo, problemi all'olfatto, si è messo pure lui in quarantena ed è risultato positivo. Per fortuna solo lui, non la moglie e la figlia».
A questo punto si è aperto un altro fronte: quello della madre non autosufficiente dei due fratelli. Una donna di 73 anni, che accusava un po' di tosse. E che non poteva essere seguita dai due figli, costretti a casa per la quarantena. Alla fine il medico di base il 29 ha inviato un'ambulanza e l'anziana è stata portata al reparto pre-Covid dell'ospedale di Sant'Omero. «Io ero molto preoccupata», continua Jolanda Rosati, «non potevo uscire e non sapevo dove fosse mia madre. Mi sono attaccata al telefono e alla fine l'ho rintracciata. Ho parlato con un medico, gentilissimo, che mi ha rassicurata. Gli ho parlato dei miei timori: mia madre non poteva stare a casa da sola. Il tampone rapido, poco dopo, è risultato negativo. Allora mi hanno proposto il ricovero nella Rsa di Giulianova, che è diventata un centro per assistere i malati di Covid non gravi, ma anche per ospitare casi come quello di mia madre. Che peraltro, al tampone normale, alla fine è risultata positiva. Mia madre è arrivata lì praticamente senza niente, né pigiami né altro, per il ricovero. E noi non potevamo andare. Ma il personale è stato veramente fantastico. Quando è andata una mia cugina con i pigiami ha scoperto che il personale glieli aveva già comprati. Non solo: mia madre non ha cellulare, ma ci fanno parlare con lei per telefono, sia a me che a mio fratello, quando vogliamo. Ho capito che la stanno trattando come se fosse loro madre, e questo mi commuove. Ho trovato una disponibilità inaspettata: mi chiamano loro per aggiornarmi sul suo stato di salute. Sono tutti giovani ed entusiasti, hanno capito le mie ansie. Peraltro mamma era stata operata qualche mese fa al ginocchio ed è arrivata nella struttura che praticamente non camminava. Ora le stanno facendo la fisioterapia ed è molto migliorata. Stamattina mi ha detto: "Io sto bene qua, non voglio uscire". La sento tranquilla e serena. Non posso che esprimere la più profonda gratitudine a tutti: medici, infermieri, Oss, al fisioterapista».
Jolanda e la sua famiglia adesso sono usciti dal tunnel del Covid, sono tornati negativi. E la speranza, ormai certezza, è che anche la madre, Rita Mattioni, riesca a debellare il Covid e anzi, esca addirittura in migliori condizioni rispetto a prima. (a.f.)
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