«Noi rischiamo il posto per colpe non nostre»

21 Novembre 2014

TERAMO. Una guerra fratricida, quella degli operatori socio sanitari (Oss) alla Asl. Sostanzialmente si contrappongono due gruppi: coloro che hanno vinto il bando della Asl per coprire 59 posti da...

TERAMO. Una guerra fratricida, quella degli operatori socio sanitari (Oss) alla Asl. Sostanzialmente si contrappongono due gruppi: coloro che hanno vinto il bando della Asl per coprire 59 posti da Oss, e quelli che quei posti li ricoprivano prima, con contratti dell’agenzia interinale Etjca. Questi ultimi, rappresentati dall’avvocato Manola Di Pasquale, hanno fatto un ricorso al Tar chiedendo di bloccare la graduatoria. Se dovesse essere accordata la sospensiva i 59 vincitori della selezione dovrebbero, forse, tornare a casa. Una tragedia, per diversi che nel frattempo hanno lasciato i posti di lavoro da cui provenivano. E comunque, anche coloro a cui il precedente datore di lavoro ha concesso un’aspettativa per andare alla Asl (il contratto è di tre mesi ma rinnovabile) o che un’occupazione non ce l’avevano, sono condannati a vivere nell’incertezza.

Oggetto del contendere l’ammissione al bando di persone che hanno un diploma di Oss, ma ottenuto con un corso di sole 300 ore (regolarmente riconosciuto dalla Regione ma contrario, fa notare Di Pasquale, all’intesa Stato-regioni).

A questo punto gli Oss vincitori del bando, che ora lavorano alla Asl, scrivono una lettera aperta, uno sfogo e in qualche modo una replica all’azione intentata al Tar. «Ora è il nostro turno di dire “Basta!” Abbiamo tutti alle spalle anni di gavetta nelle case-famiglia, nelle case di cura, negli ospedali, anche fuori regione», scrivono, «Abbiamo sudato sette camicie fra lavoro, corsi e tirocini, abbiamo fatto sacrifici per studiare e partecipare all’avviso, in modo da ottenere un posto, seppur precario. Abbiamo agito sempre secondo le regole: è uno scandalo che sebbene la regolarità della procedura seguita dalla Asl, con corsi riconosciuti dalla Regione, noi adesso rischiamo il posto. Ci viene il sospetto che l’azione sia mirata a colpire chi con tanti sacrifici è riuscito a ottenere un posto di lavoro, mentre altri non ci sono riusciti o non hanno nemmeno tentato». (a.f.)

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