Non c’è ripresa, imprese e addetti in calo

26 Luglio 2015

Nel primo trimestre 2015 le cancellazioni superano le iscrizioni di 227 unità. Corsi: modello di sviluppo da ripensare subito

TERAMO. E’ di ieri la notizia che l’Abi ha sancito l’uscita dalla recessione del Paese. Il sistema produttivo dunque riparte, ma la ripresa è arrivata anche in provincia di Teramo? A guardare i dati del primo trimestre del 2015 pare di no. Si sono iscritte al registro della Camera di commercio 696 nuove imprese, il 5,7% in meno rispetto all'analogo periodo del 2014. Le cancellazioni sono state 923, quindi più delle iscrizioni (ma il 39,3% in meno rispetto allo scorso anno). I fallimenti e le altre procedure concorsuali sono stati in provincia 59 (+84,4%). Dati negativi anche per l’occupazione: gli addetti nel primo trimestre erano 80.389, cioè il 4,2% in meno dell’anno precedente (a livello nazionale il calo è dell’1,2%).

Scendendo nel dettaglio, aumentano le iscrizioni delle società di capitali (+6,6%). Scendono decisamente le imprese individuali (-12,7%), crescono le iscrizioni delle società di persone (+7,4%). Per i settori, le nuove imprese sono concentrate principalmente nel commercio (156 unità; -9,3% rispetto allo stesso periodo del 2014), nei servizi alle imprese (100; +17,6% unico segno positivo), nelle attività manifatturiere (63; -22,2%), nelle costruzioni (61;-10,3%), nell'agricoltura (59;-23,4%), nel turismo (46; -17,9%).

«Ci sono dati negativi», spiega Christian Corsi, professore di Comunicazione d’impresa all’università di Teramo, «che evidenziano una debolezza del sistema imprenditoriale e territoriale. Ma se si guardano con estrema attenzione quelli di segno positivo, si può trovare un minimo comune denominatore. Ad esempio se si guarda l’export notiamo un incremento del 5,4% dell’alimentare, del 4,9% del sistema moda, e del 7,7% della chimica gomma e plastica. Questo vuol dire che tutte le aziende che hanno un approccio verso l'internazionalizzazione hanno continuato ad attivare processo di crescita continua e sostenibile. E’ la scelta vincente in un periodo di crisi, come conferma l’Istat: i tassi di crescita e di espansione sono maggiori nei sistemi produttivi che hanno scelto forme complesse di internazionalizzazione». La propensione all’export, fa notare il docente, di solito si abbina ad aziende che si sono dotate di «modelli di management organizzativi orientati ad efficienza ed efficacia, grazie alla presenza di alcune professionalità. Così si diventa più competitivi a livello internazionale». Insomma, le vecchie imprese “a conduzione familiare” non reggono la sfida dei mercati.

Il sistema di micro e piccole imprese del Teramano deve fare tre cose per risollevarsi, secondo Corsi. «Innanzitutto orientarsi verso una professionalità più elevata: per rispondere alle sfide dei mercati globali, in un mercato sempre più complesso, il mangement deve essere preparato, da qui l'importanza dell'università e della formazione. Poi deve puntare sulla qualità, intesa in modo trasversale a tutte le funzioni delle impresa (non solo di prodotto e di processo ma arrivando a un miglioramento continuo, con performance innovative e competitive dell'impresa). La qualità per l'azienda non è una destinazione finale, ma un processo continuo. Terzo punto è il network: oggi un'azienda deve fare rete, fare squadra perchè la complessità dei mercati per le micro imprese non affrontabile. Ognuno deve implementare i propri punti di forza e i punti di debolezza si affrontano in sinergia. Il network va inteso con altre imprese ma anche con le istituzioni e soprattutto con centri di ricerca e l’università». Per Corsi è necessario «mettersi tutti insieme per ridefinire modello di sviluppo delle imprese della provincia di Teramo: va fatto subito per non farci trovare impreparati – per quando, da qui a breve, la crisi finirà – sul nuovo modello, o perderemo di nuovo un’opportunità».

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