Non ci fu assenteismo: assolti due dipendenti del tribunale

Marito e moglie erano accusati di allontanarsi dal luogo di lavoro dopo aver timbrato il cartellino Il pubblico ministero chiede un anno e due mesi per entrambi, il giudice accoglie la tesi difensiva
TERAMO. Assenteismo: moglie e marito assolti al termine del processo con rito abbreviato che si è svolto ieri nel tribunale di Teramo. La vicenda riguarda due dipendenti del palazzo di giustizia che, insieme ad altri cinque colleghi, erano finiti sotto inchiesta per presunti episodi di assenteismo sul luogo di lavoro. Timbravano il cartellino e poi, secondo gli inquirenti, si allontanavano dagli uffici per scopi personali. Un fascicolo, quello del pubblico ministero Stefano Giovagnoni, che a un certo punto si è scisso: per cinque indagati la Procura aveva chiesto l'archiviazione, trovando però l'opposizione del giudice per l’udienza preliminare che ha disposto l'imputazione coatta; per due indagati invece c'è stata la richiesta di rinvio a giudizio.
Proprio per questi ultimi ieri si è svolto il processo dinanzi al giudice Roberto Veneziano. Entrambi sono stati accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato e del reato previsto dall'articolo 55 quinquies del decreto legislativo 165 del 30 marzo 2001, specifico per i dipendenti pubblici, che attiene la falsa attestazione della presenza sul luogo di lavoro mediante l'alterazione di sistemi di rilevamento della presenza o mediante altre modalità fraudolente. La donna, inoltre, doveva rispondere anche di induzione in falso ideologico. Ieri il pm ha chiesto per gli imputati, assistiti dall'avvocato Guglielmo Marconi, la condanna a un anno e due mesi di reclusione. Il giudice, accogliendo le tesi difensive, ha assolto moglie e marito perché il fatto non sussiste relativamente alla truffa e all'induzione in falso ideologico, e perché il fatto non costituisce reato per il decreto legislativo 165/2001.
Giunge così a definizione una parte dell'inchiesta sui presunti casi di assenteismo in tribunale. La Procura, su indicazione del gip Marco Procaccini, sta ora procedendo con la formulazione dell'imputazione coatta per gli altri cinque indagati per ipotesi di reato che vanno dalla truffa alle false certificazioni. Il giudice Procaccini in un passaggio dell'ordinanza con la quale illustra le ragioni alla base del rigetto dell'archiviazione scrive: «Emerge una vicenda particolarmente grave e particolarmente allarmante in cui i pervenuti, tutti dipendenti pubblici del sistema giustizia, giammai per ragioni di servizio, ma ai soli fini del soddisfacimento di esigenze del tutto personali e completamente slegate dal rapporto di impiego, in buona sostanza, facevano risultare la propria presenza in servizio quando, invece, erano impegnati in attività che, con il servizio istituzionale, nulla avevano a che fare, così cagionando un nocumento patrimoniale allo Stato e, in ogni caso, incidendo sull'organizzazione dell'ente».
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