Non ci fu violenza sessuale: assolto

24 Giugno 2015

35enne accusato da un’amica di averla violentata ubriaca dopo una serata in discoteca. La difesa: «Era consenziente»

TERAMO. Era finito a processo con l’accusa di aver violentato l’amica ubriaca dopo una serata in discoteca. Lui, un 35enne rosetano, quell’accusa l’aveva sempre respinta sostenendo che la ragazza fosse consenziente, mentre la giovane aveva detto di non ricordare nulla di quanto accaduto.

Ieri mattina i giudici del tribunale in composizione collegiale (presidente Roberto Veneziano, a latere Sergio Umbriano e Belinda Pignotti) lo hanno assolto perchè il fatto non sussiste. Per conoscere i perchè della sentenza bisognerà aspettare le motivazioni, ma è evidente sin da ora che i giudici hanno ritenuto credibile la versione del giovane.

L'uomo era finito a processo l’anno scorso dopo che la sua amica lo aveva accusato di averla violentata approfittando del fatto che fosse ubriaca. La violenza sarebbe avvenuta in macchina, al termine di una serata trascorsa in una discoteca del Teramano. La ragazza nella denuncia aveva dichiarato di non ricordare quasi nulla di quanto avvenuto quella notte, ma di essersi ritrovata la mattina dopo con la biancheria intima strappata. L'imputato, sia nel corso delle indagini sia durante l’interrogatorio davanti al pm non aveva mai negato di essersi appartato con la giovane e non aveva mai negato il rapporto sessuale sostenendo però che la ragazza fosse consenziente.

A chiedere il processo era stato il pm Stefano Giovagnoni (richiesta poi accolta dal gup al termine dell’udienza preliminare) dopo una lunga e delicata indagine preliminare nel corso della quale più volte erano stati ascoltati sia l'uomo sia la donna. Quest'ultima aveva raccontato di non ricordare quasi nulla di quella sera perchè aveva bevuto, ma di essersi ritrovata a casa con la biancheria intima strappata e di aver solo alcuni brevissimi flash di quello avvenuto in macchina. A portare il pm a chiedere il giudizio per l'uomo, molto probabilmente, è stato il recente pronunciamento della Cassazione che nel 2014 ha sancito un principio di diritto in merito ai reati di violenza sessuale. «Integra il reato di violenza sessuale, con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica», hanno scritto i giudici della Suprema corte, «la condotta di chi induca la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall'assunzione di bevande alcooliche, essendo l'aggressione all'altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole». Con questo principio di diritto la Cassazione penale si è pronunciata sul ricorso di un uomo, imputato del reato di violenza sessuale per aver costretto una donna a subire un rapporto sessuale completo, con l'aggravante di aver commesso il fatto in danno di una persona in condizioni di minorata difesa in quanto ubriaca. Situazione che, evidentemente, i giudici teramani non hanno ravvisato al termine del dibattimento nel corso del quale sono stati ascoltati diversi testi e al termine del quale è stata pronunciata la sentenza di assoluzione.(d.p.)

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