Non fu peculato, assolto l’ex dirigente

Era accusato di essersi autoliquidato 16mila euro per delle progettazioni. Secondo i giudici il fatto non sussiste
TERAMO. Nessun peculato e l’assoluzione con la formula più ampia del fatto non sussiste. È una sentenza di primo grado a chiudere in un’aula di tribunale il processo a carico del 53enne Lodovico Emilio Serranò, ex dirigente dell’area tecnica del Comune di Sant’Omero, finito a giudizio a chiusura di un’inchiesta nata da un esposto dell’amministrazione comunale e accusato dalla Procura di essersi appropriato di oltre 16mila euro liquidati in suo favore dallo stesso Comune per incarichi di progettazione direzione lavori. Per lui il pm Davide Rosati (titolare del fascicolo) a fine requisitoria aveva chiesto una condanna a due anni e nove mesi.
Il collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) ha riqualificato il reato di peculato contestato dalla Procura in abuso d’ufficio e lo ha assolto perchè il fatto non sussiste. Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni e il collegio ha disposto l’invio degli atti alla Corte dei Conti. L’amministrazione comunale di Sant’Omero si era costituita parte civile rappresentata dall’avvocato Lauro Tribuiani.
Serranò, difeso dagli avvocati Guglielmo Marconi e Danilo Consorti, ha sempre respinto ogni accusa. Secondo il pm Rosati l’uomo, negli anni in cui era dirigente dell’area tecnica, si sarebbe appropriato di oltre sedicimila euro liquidate in suo favore dal Comune per incarichi di progettazione e direzione lavori mentre – sempre per la Procura – si sarebbe dovuto astenere in quanto pubblico dipendente partecipante all’adozione di decisioni che coinvolgono i suoi interessi. Per la Procura il tecnico si sarebbe autoliquidato tra il 2011 e il 2014 diverse somme per un ammontare complessivo di quasi 16.500 euro per una serie di lavori pubblici i cui procedimenti amministrativi vennero dallo stesso tecnico curati e relativi a viabilità, scuole, impianti sportivi, pubblica illuminazione ed altro. Così aveva scritto il pm nella richiesta di rinvio a giudizio: «Si appropriava di somme di denaro non dovutegli per un ammontare complessivo di euro 16.452,51 liquidate in suo favore dal predetto Comune, omettendo di astenersi in quanto pubblico dipendente che partecipa all’adozione di decisioni o attività che coinvolgevano i propri interessi e in assenza della decisione da parte del segretario comunale, che avrebbe dovuto procedere alla valutazione delle attività svolte». In particolare la Procura contestava 13 episodi con somme che variavano da trecento a duemila euro. Nel corso del processo sono stati ascoltati vari testi tra cui attuali ed ex amministratori comunali di Sant’Omero.
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