Non fu visitata, morì per Covid Il pm: «Nessun reato, archiviate»

Il caso della mamma di un avvocato e docente universitario era salito alla ribalta dei media nazionali La Procura chiede che i tre indagati vengano scagionati, ma i familiari presentano opposizione al gip
TERAMO. C’è una richiesta di archiviazione a scandire una nuova tappa di un caso teramano finito alla ribalta dei media nazionali nei giorni della seconda drammatica ondata della pandemia. È quello che nel novembre del 2020 denunciò pubblicamente l’avvocato Domenico Giordano, docente universitario teramano, sulla morte della 79enne mamma Vincenza Gullì uccisa dal Covid senza che, ha sempre sostenuto il figlio, fosse mai stata visitata a casa da un medico. Tre gli indagati nell’inchiesta aperta all’epoca dal sostituto procuratore Andrea De Feis in seguito alla denuncia dei familiari: ora, dopo una consulenza disposta dalla stessa Procura e una proroga dei sei mesi di indagini, il pm ha chiuso le indagini con una richiesta di archiviazione non ravvisando estremi di reato. Una richiesta contro cui si annuncia l’opposizione dei familiari: la parola, dunque, ora passa al gip che dovrà decidere se accogliere la richiesta di archiviazione e quindi mettere la parola fine alla vicenda oppure accogliere l’opposizione.
Il caso all’epoca scoppiò quando l’avvocato teramano con un post su Facebook denunciò «un incubo fra menefreghismo, negligenze, rimbalzi di competenze e di responsabilità. Per venti giorni mai nessun medico (di base o della famigerata unità speciale) è mai venuto a dirci di cosa si trattasse. Mai nessuna cura per mio padre e medicinali dati a caso per mia madre. Per far arrivare una ambulanza ho dovuto smuovere le montagne». Sottolineando in più occasioni «l’inesistenza di una rete di assistenza sul territorio».
Sulla vicenda, dopo la denuncia pubblica dell’avvocato, l’azienda sanitaria aprì una indagine interna per fare chiarezza e ricostruire i vari passaggi. Documentazione che successivamente è stata acquisita anche nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria con l’obiettivo di accertare eventuali negligenze o violazioni. Un caso subito approdato sulle tv nazionali. E proprio nel corso di una trasmissione televisiva ci fu un violento scontro verbale tra il giornalista Alessandro Cecchi Paone e il direttore sanitario dell’Asl Maurizio Brucchi. La Asl per questo presentò una denuncia per diffamazione e anche su questo la Procura teramana (il titolare del fascicolo è sempre il sostituto procuratore De Feis) aprì un’inchiesta. I fatti finiti al centro della denuncia per diffamazione avvennero nel corso della trasmissione “Storie italiane” di Rai Uno con un acceso scontro tra Cecchi Paone e lo stesso Brucchi con il primo che lanciò accuse sul sistema sanitario locale sostenendo che «per questo siete diventati zona rossa» e con Brucchi che rispose dicendo «venga qui sul campo a vedere come si lavora tutti i giorni».
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