Non fu visitata, morì per il Covid: seconda richiesta di archiviazione

16 Maggio 2023

Il provvedimento della Procura arriva dopo nuove indagini e la consulenza disposta dal giudice Il caso della 79enne era finito alla ribalta della cronaca nazionale dopo la denuncia dei familiari

TERAMO. C’è una richiesta bis d’archiviazione a scandire una nuova tappa di un caso teramano finito alla ribalta dei media nazionali nei giorni della seconda drammatica ondata della pandemia.
È quello che nel novembre del 2020 denunciò pubblicamente l’avvocato Domenico Giordano, docente universitario teramano, sulla morte della 79enne mamma Vincenza Gullì uccisa dal Covid senza che, ha sempre sostenuto il figlio, fosse mai stata visitata a casa da un medico. Sono sei gli indagati (tra medici e operatori dell’Usca, unità speciali di continuità assistenziali) nell’inchiesta aperta all’epoca dal sostituto procuratore Andrea De Feis (nel frattempo entrato in servizio alla Procura di Bologna) in seguito alla denuncia dei familiari. A conclusione dell’indagine c’è stata una prima richiesta di archiviazione a cui si sono opposti i familiari rappresentati dall’avvocato Gennaro Lettieri.
Opposizione che è stata accolta dal gip Roberto Veneziano che all’epoca ha rinviato gli atti alla Procura per chiedere nuove indagini e una consulenza medica sulla base della documentazione esistente
Al termine delle nuove indagini e dopo la consulenza medica che è stata fatta, la Procura (il fascicolo nel frattempo dopo il provvedimento del giudice è passato al sostituto procuratore Stefano Giovagnoni) ha fatto una seconda richiesta di archiviazione per i sei indagati sostenendo, in estrema sintesi, che non sarebbero emersi ipotesi di reato.
Sulla richiesta d’archiviazione, a cui c’è una nuova opposizione da parte dei familiari, ora dovrà pronunciarsi il gip.
Il caso, che all’epoca rimbalzò su tutti i media nazionali, scoppiò quando l’avvocato teramano con un post su Facebook denunciò «un incubo fra menefreghismo, negligenze, rimbalzi di competenze e di responsabilità. Per venti giorni mai nessun medico (di base o della famigerata unità speciale) è mai venuto a dirci di cosa si trattasse. Mai nessuna cura per mio padre e medicinali dati a caso per mia madre. Per far arrivare una ambulanza ho dovuto smuovere le montagne». Sottolineando in più occasioni «l’inesistenza di una rete di assistenza sul territorio».
Sulla vicenda, dopo la denuncia pubblica dell’avvocato, l’azienda sanitaria aprì una indagine interna per fare chiarezza e ricostruire i vari passaggi. Documentazione, quella messa insieme dall’azienda sanitaria, che successivamente è stata acquisita anche nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria che ha portato a sei indagati.
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