Non le fanno vedere il nipote, va dal giudice

Una nonna ricorre al tribunale dei minorenni: «La moglie di mio figlio morto non mi fa più incontrare il bambino»
TERAMO. La questione, giuridicamente, non è nuova tanto che di recente si è espressa anche la Corte di giustizia europea ribadendo il diritto dei nonni di vedere i nipoti. Ma spesso nel quotidiano codici e leggi s’infrangono sugli scogli di rapporti umani sempre più difficili e complessi con gli adulti che non sempre hanno la capacità di fare un passo indietro nell’interesse dei minori. Avviene nelle separazioni tra coniugi, ma non solo. Così succede che debba essere un giudice a decidere.
È il caso di una nonna teramana che si è rivolta al tribunale dei minori per chiedere di poter incontrare il nipote di 9 anni che non vede da quando suo figlio, il papà del piccolo, è morto. È successo qualche anno fa e da allora, ricostruisce la nonna nel ricorso, la madre del bambino non le avrebbe più consentito di frequentarlo e vederlo. «La madre del piccolo», si legge nel corso, «ostacola qualsiasi rapporto tra l’istante e il bambino, negando altresì ogni contatto telefonico e impedendo si alla nonna di recarsi presso l’abitazione della famiglia, sia al bambino di recarsi presso la di lei dimora». Per il momento è stato disposto un accertamento dei servizi sociali con una relazione che sottolinea la necessità di far riprendere i rapporti tra nipote e nonna.
Nel ricorso (la donna è assistita dall’avvocato Luca Macci) si citano vari pronunciamenti della Suprema Corte che in una recente sentenza a sezioni unite ha stabilito: «Il genitore, nel corretto esercizio della potestà sul figlio minore, non può, senza plausibile ragione in relazione al preminente interesse del minore, vietargli ogni rapporto con i parenti più stretti, quali i nonni, tenuto conto del potenziale danno a lui derivante dall’ostacolo a relazioni affettive che sono conformi ai principi etici del nostro ordinamento, ove mantenute in termine di frequenza e di durata tali da non compromettere la funzione educativa spettante al genitore stesso». E così prosegue: «pertanto, a fronte di un siffatto comportamento, deve riconoscersi ai nonni la facoltà di ricorrere ai giudici per conseguire un provvedimento che assicuri loro un rapporto con il nipote». Anche la giurisprudenza comunitaria da tempo si è schierata con i nonni. L’ultima conferma con una sentenza della Corte di Giustizia europea. È del 2015 la pronuncia secondo cui sussiste una violazione dell’articolo 8 Cedu sul diritto al rispetto della vita privata e familiare da parte di uno Stato che non abbia adottato tutte le misure che si possano esigere per mantenere il legame tra nonni e nipoti.
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